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Disimpegno esistenziale Stampa E-mail
Scritto da Roberto Saia
Dom 27 Dicembre 2009
Per quanto si tratti di un comportamento alquanto diffuso ai giorni nostri, sia negli ambiti privati sia in quelli pubblici (come, ad esempio, quelli politici), non riesco proprio a non indignarmi dinanzi all’ipocrisia di coloro che, pur pensandola diversamente, fingono di condividere le idee dei propri interlocutori per non correre il rischio di contrariarli. Commenti (1)
Ultimo aggiornamento ( Ven 23 Aprile 2010 )
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Fini e voto agli immigrati: l'Italia è spaccata in due Stampa E-mail
Scritto da red
Mer 23 Dicembre 2009

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Ultimo aggiornamento ( Gio 18 Marzo 2010 )
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Berlusconi e i suoi deliri di onnipotenza: gli italiani danno ragione a Fini Stampa E-mail
Scritto da red
Mar 22 Dicembre 2009
Commenti (15)
Ultimo aggiornamento ( Gio 18 Marzo 2010 )
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A CHI GIOVA? Stampa E-mail
Scritto da Flavio Casgnola
Sab 19 Dicembre 2009
Noi Italiani siamo, per definizione, un popolo di individualisti (oltre che, ma sempre meno, di Santi, Poeti e Navigatori) siamo, innanzitutto, il Sig. Io, il Sig. Tu, i Sigg. Noi, i Sigg. Loro... e ci identifichiamo in Popolo solo al cospetto del Re Pallone (inteso nel senso del calcio) o quando ci sembra di aver trovato un Vero Capo. É successo in passato...sembra accadere ai nostri giorni. La differenza tra allora e oggi è che oggi siamo in democrazia e, in democrazia, di Capi ne occorrerebbero almeno due. Ho l’impressione che si voglia addebitare all’unico Capo attuale la responsabilità di non avere, di fatto, almeno un antagonista di pari livello carismatico. Sia ben inteso senza per questo entrare nel merito delle effettive capacità sia dell’Uno sia dell’eventuale Altro. In parole semplici, non credo che se a sinistra non appare un vero “leader”, la colpa sia di Berlusconi. Uso il termine Sinistra (e quindi Destra) solo per intenderci, dato che penso che oggi non abbia più molto senso ragionare secondo tali criteri e tantomeno nel nostro Bel Paese dove il conformismo imperante ha finito col creare due fronti contrapposti dove, paradossalmente, almeno nell’immaginario collettivo (a giudicare dai numeri), la Conservazione sta a sinistra ed il Progresso a destra. In fondo è anche giusto così, il nostro Paese ha conosciuto in passato tanti momenti di vera spinta verso il cambiamento culturale profondo e innovativo (penso al futurismo) che, certamente, non provenivano da ambienti che oggi definiremmo di sinistra, mentre al contrario, dal dopoguerra in poi quasi tutti gli intellettuali (tali solo se di sinistra, compresi gli ex fascisti) hanno di fatto costruito una Cultura dominante votata alla conservazione. Ripartire da dove? Innanzitutto dalla verità, riscrivere la Storia non significa necessariamente stravolgerla ma senza una verità storica condivisa difficilmente si può guardare serenamente al futuro. A chi giova rimanere così come siamo, legati a convincimenti spesso frutto di insegnamenti distorti o di verità sconosciute e perennemente “l’un contro l’altro armati”? Penso che, in fondo, giovi proprio solo alla Conservazione. L’azione culturale prima e politica di conseguenza deve sforzarsi per riuscire a liberarsi di tutti gli antichi pregiudizi ed essere finalmente libera di esprimersi senza tabù o riserve di alcun genere, giudicare il passato per quello che ha prodotto ed il presente per ciò che effettivamente rappresenta in modo tale da avere la dignità di proporre il futuro, non più in termini di mera contrapposizione pseudoideologica, ma di Vero Progresso. L’idea di progresso è uno dei presupposti teorici della modernità. Il progresso può definirsi come un processo per tappe successive, la più recente delle quali dovrebbe essere sempre preferibile e migliore, a quella che l’ha preceduta. Dunque di un cambiamento orientato al miglioramento, irreversibile e ineluttabile. Si basa su una concezione lineare del tempo che la storia ha orientato verso il futuro. Idee forti e positive che traggono origine dal cristianesimo ed hanno, sino a poco tempo fa, costituito l’ossatura portante di tutta la Cultura Occidentale e non solo. Oggi tutto sembra essere messo in discussione ma se rinunciamo all’idea di progresso, rinunciamo all’idea stessa di umanità, in senso umanistico. Arch. Flavio Casgnola www.flaviocasgnolaarchitetto.edilsitus.com Commenti (7)
Ultimo aggiornamento ( Ven 23 Aprile 2010 )
 
Osservatorio SWG: sei italiani su dieci concordano con le posizioni di Fini Stampa E-mail
Scritto da red
Ven 18 Dicembre 2009
Commenti (22)
Ultimo aggiornamento ( Gio 18 Marzo 2010 )
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In Italia manca la politica?
Scritto da red
Mer 07 Luglio 2010
"Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica". E' quanto afferma Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera.  Commenti (4)
 
Perché Berlusconi non riesce a governare?
Scritto da red
Mer 07 Luglio 2010
Ma come si può spiegare che  cosa non ha funzionato in questa nuova stagione politica per Berlusconi? Che cosa gli ha impedito di governare con una certa stabilità avendo dalla sua numeri parlamentari mai goduti da nessun'altra maggioranza. Avendo un'opposizione debole e scoraggiata. Godendo dell'iniziale non ostilità di una parte importante del mondo economico, industriale, sindacale, culturale e persino di una parte della magistratura poco incline alle parole d'ordine dell'estremismo giudiziario. Commenti (20)
 
Berlusconi in crisi di leadership?
Scritto da red
Mer 07 Luglio 2010
Dice Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, parlando di Berlusconi: "La realtà (è quella) di una leadership palesemente in difficoltà. Con un Pdl lacerato, come si è visto plasticamente nel duello tra Gianfranco Fini e Sandro Bondi. Con la Lega che per la prima volta, conseguenza avvelenata del caso Brancher, sembra smentire l’infrangibile solidità dell’asse d’acciaio tra Bossi e Berlusconi. Con le Regioni del centrodestra in rivolta. Con la conduzione caotica e frenetica del ddl sulle intercettazioni. Non è un complotto: è la fotografia di una coalizione confusa e nevrotizzata". Ma si può parlare realmente di una crisi del berlusconismo? Commenti (7)
 

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