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La crisi economica non molla la presa e gli italiani arrancano sempre di più in quell’attività che ha ormai assunto la forma di un’impresa titanica: arrivare – senza sforzi infiniti - alla fine del mese.
Crolla il ceto medio e aumentano le persone in difficoltà, passando dal 57 al 63% in soli due anni. Tra queste c’è anche un 15% che definisce la propria condizione economica molto difficile e una quota vicina al 6% di cittadini che si sentono poveri. Per contro, solo poco più di un terzo si dice tranquillo, mentre aumenta – pur rimanendo privilegio di pochissimi – l’elite di chi, con il proprio reddito, si può permettere di vivere nell’agio.
Questo il quadro, certamente non rasserenante, dipinto da una recente indagine realizzata dall’istituto SWG.
Il ceto medio, dunque, appare sempre meno corposo. La quota di quanti conducono una vita tranquilla dal punto di vista economico è diminuita di circa 7 punti percentuali negli ultimi due anni, mentre è salita al 63% la schiera degli italiani che faticano a far quadrare i conti.
Come già accaduto nel 2009, le donne continuano ad essere più preoccupate degli uomini (64%), anche se lo stacco tra i due generi si fa meno evidente. La tensione si fa più forte, infatti, anche tra l’opinione pubblica maschile passando dal 53% del 2009 al 59% di oggi.
Ad incontrare maggiori problemi nello sbarcare il lunario sono, come nel 2009, i 45-54enni che avvertono difficoltà nel 70% dei casi. Ma il senso di preoccupazione rispetto alle proprie condizioni reddituali si fa più elevato ad ogni età. Così, la mancanza di progettualità, di garanzie per il futuro e di un minimo di stabilità economica si fa sentire pesantemente anche tra i più giovani. Tra i 18-24enni, il 56% è in difficoltà, quota che sale al 62% nella fascia tra i 25 e i 34 anni, ovvero tra coloro che, una volta finiti gli studi, affrontano i primi passi di costruzione di una carriera lavorativa e di una vita privata un po’ più solida.
La crisi stringe la sua morsa ovunque, tanto che al Nord, le criticità sono un fatto per il 57% dei casi e al centro il grado di problematicità si attesta al 59%. Ma è al Sud e nelle Isole che si respira l’aria peggiore. Ad esprimere il proprio disagio è ben il 67% degli intrevistati e, tra questi, il 10% dichiara di sentirsi povero.
Politicamente parlando, i giudizi più negativi sulle condizioni reddituali arrivano dal centro sinistra (63%) e dal centro (68%), ma anche a centro destra le difficoltà non mancano (55%).

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