articolo pubblicato su
del
Il federalismo fiscale non convince ancora. L’annosa questione portata avanti fermamente dalla Lega Nord continua a suscitare molti dubbi e tanti timori. È il 45% del Paese a reputarlo più un rischio che un’opportunità ed è un quarto dell’opinione pubblica a non avere le idee chiare, tanto da non sapere se dirsi favorevole o contrario a questa riforma. Oltre a ciò, quando si parla di federalismo in generale, l’opinione pubblica ritiene che la questione occupi una posizione decisamente bassa nella scala delle priorità su cui lo Stato dovrebbe urgentemente lavorare.
Gli italiani danno quindi ancora forti segnali di incertezza rispetto al federalismo fiscale e non lo ritengono così strategico per il Paese: questo il clima di perplessità delineato dalla recente indagine realizzata da SWG per ANCI-IFEL.
Il Paese non appare ancora pronto a fidarsi del tutto delle amministrazioni locali quando si tratta di gestire in modo autonomo e fruttuoso le risorse economiche. Sul federalismo fiscale e dunque sulla possibilità di rendere indipendenti Comuni, Province e Regioni è il 45% della popolazione a pensare che sia un rischio troppo grosso da sostenere. Non si tratta della maggioranza assoluta, ma è comunque una quota superiore rispetto a quanti, invece, lo considerano un’opportunità da cogliere senza indugi (42%). I più convinti sostenitori abitano nel Nord del Paese (Nord Est 55% e Nord Ovest 54%), mentre i più diffidenti al Sud (58%) e nelle Isole (55%). Sul federalismo fiscale ci sono quindi pareri e sentori diametralmente opposti e geograficamente distanti: l’apice dell’apertura la si ritrova nel Veneto (60%) e nel Friuli Venezia Giulia (59%), mentre la più determinata chiusura arriva dalla Calabria (51%) e dalla Campania (49%).
Il problema non è solo la parte ‘fiscale’ della riforma, la prima resistenza e non totale comprensione è nei confronti del federalismo in generale. Sul tema l’opinione pubblica nazionale si spacca sostanzialmente in tre grandi blocchi. Il 37% degli italiani ha capito la riforma, ne apprezza le linee guida e si dice favorevole alla sua attuazione; per contro, il 35% della popolazione non appoggia la logica federalista e, rispetto ad una possibile entrata in vigore della riforma, si dice assolutamente contrario. Il terzo blocco è costituito da una quota pari a un quarto del Paese che, invece, non dimostra di aver ancora ben compreso il reale significato del federalismo e non si sente quindi in grado prendere una posizione, favorevole o contraria, sul tema.
Ma la questione non è solo comprenderla, accettarla, volerla o bloccarla, ciò di cui gli italiani sono assolutamente convinti è che non sia questa la riforma di cui il Governo dovrebbe occuparsi prioritariamente. Per portare fuori dal baratro l’Italia altre sono infatti le faccende da sistemare e da portare avanti. E, pensando al futuro, gli italiani mettono davanti a tutto due questioni sentite come particolarmente urgenti: la riforma del mercato del lavoro (44%) e del sistema fiscale (43%). La questione del lavoro è ritenuta fondamentale soprattutto nel Sud (49%) e ancora di più nelle Isole (52%). Segue la riforma della politica, che per il 36% dell’opinione pubblica nazionale è decisamente importante. E se un riassestamento della giustizia è atteso dal 18% degli italiani, inferiore è la quota di cittadini che pensa al federalismo (15%) o alla riforma del sistema pensionistico (13%).



NOTA METODOLOGICA
Soggetto committente: ANCI Comunicare e IFEL (Istituto per la Finanza e l’Economia Locale)
Soggetto realizzatore: SWG srl
Data di esecuzione: dal 18 luglio al 1 agosto 2011
Tipo di rilevazione: sondaggio con interviste telefoniche con metodo CATI e interviste online con metodo CAWI, su un campione stratificato per quote regionali di 8.000 soggetti (su 29.767 contatti), rappresentativi dell’universo della popolazione residente in Italia di età superiore ai 18 anni. Margine d’errore massimo: ±/- 1,1%
Il documento sarà disponibile sul sito: www.agcom.it