Le lontane pari opportunità

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Ven, 11/02/2011 - 15:08

Le attese delle donne. Gender priority

Più ruolo e opportunità per il mondo femminile. Le risposte all’indagine hanno evidenziato che nel nostro paese è alto, performante, il bisogno di politiche di genere volte a garantire un nuovo livello di sviluppo del paese e di qualità del suo tessuto sociale. Anzi, gli alti livelli di importanza assegnati dal mondo femminile ai 10 item definiti nell’indagine, segnalano che per il nostro paese vale pienamente una osservazione di Alain Touraine che troviamo nel capitolo “Une société de femmes” del suo ultimo libro (non ancora tradotto in italiano) “Un nouveau paradigme”.
Il filosofo francese afferma, infatti, che il necessario e indispensabile nuovo dinamismo sociale e democratico per le società post-industriali e globalizzate (mondializzate, come preferiscono i francesi) non è suscettibile di verificarsi se non sulla base di un modello di azione che provvedere a ricomporre tutte le polarizzazioni presenti fino ad oggi nella società. Un’azione di ricomposizione che Touraine assegna precipuamente al mondo femminile, l’unico - per la sua essenza, ma anche per la sua storia sociale - a essere in grado, nel processo di conquista e di definizione del proprio ruolo nella società, di procedere anche verso un superamento delle tante differenze e distonie, soprusi e discriminazioni, presenti nella contemporaneità.
Dice il filosofo: “Sono in primo luogo le donne quelle chiamate a essere le principali attrici di questa azione di ricomposizione della società, poiché, essendo state per tanto tempo la categoria inferiore a causa della dominazione maschile, esse oltre alla propria liberazione, possono svolgere, in generale, una azione di ricomposizione di tutte le esperienze individuali e collettive”.
Il quadro di ricomposizione della società italiana, però, è ancora molto lontano dal definirsi.
Per le italiane, nella nostra società, permangono non solo dei problemi specifici, legati al mondo del lavoro o alla politica, ma persiste un complessivo, e in qualche modo accerchiante (o asfissiante), dislivello culturale, di attenzione e di considerazione, dello spazio di genere.
Non è una caso, quindi, che la principale priorità, nella scala di gender priority (quella che prende un punteggio addirittura oltre il 9), sia proprio il dato più complessivo, il bisogno di una nuova stagione di sviluppo per le politiche di pari opportunità. Una urgenza che viene segnalata con particolare forza soprattutto dalla donne più giovani, dalle venti-trentenni, che vogliono vivere, a differenza di quanto hanno potuto fare le loro madri e nonne, in una società che rispetti e riconosca piena cittadinanza al mondo femminile.
Le italiane chiedono di mutare complessivamente l􀀁approccio alle politiche dei diritti e della crescita del paese. Non chiedono solo maggiori spazi e più diritti su singoli aspetti della società, dell’economia, dei servizi, dei diritti, auspicano, innanzitutto, una nuova mentalità, un reale e concreto spazio del e al femminile. Chiedono all􀀁Italia, alla sua società civile, economica, culturale e politica non solo spazi, ma di declinare maggiormente la realtà al femminile.
Il ranking delle gender priority compone pertanto una precipua scala.
Ad un alto livello di importanza, con un indice di voto medio compreso tra l’8, il 5 e il 9, troviamo un set di temi concreti, miranti a migliorare la vita quotidiana delle donne, ad accentuare la tutela dei diritti, a limitare le forme discriminatorie.
Il mondo femminile indica, tra i temi su cui è assolutamente importante operare, le scelte per una facilitazione della conciliazione tra vita privata e attività lavorativa, l'aumento dei servizi pubblici volti ad aiutare le donne nella gestione di famiglia e lavoro, il bisogno di una maggiore stabilità e sicurezza del lavoro, l'aumento delle iniziative e delle leggi e tutela e sostegno della maternità, la riduzione delle discriminazione per la carriera.
Al di sotto di questa soglia incontriamo le altre priorità e tutte si collocano a un livello di medioalta intensità.
Come possiamo vedere nelle tabelle successive quando si parla di diritti e opportunità del mondo femminile nel nostro paese non c'è nulla che abbia già raggiunto un minimo di stabilità e di sufficiente validità.
Non è un caso che il mondo femmine chieda attenzione e assoluta necessità di intervento sul perdurante problema della sicurezza. Un tema che prende un voto decisamente significativo come un 8,4.
Seguono, ma sempre con valutazioni di importanza sopra l’8,0:

- la facilitazione d'ingresso nel mondo del lavoro per le donne
- un maggior numero di donne in politica
- avere più tempo libero a disposizione.

Se osserviamo la tabella presentata possiamo segnalare ancora alcune peculiarità, che confermano pienamente l’assunto di Geymonat. Le italiane che avvertono l’urgenza di un nuovo ruolo femminile sono quelle più giovani, quelle comprese in una età tra i 25 e i 34 anni, che stanno iniziando a giocare la loro partita nella contemporaneità. Non solo. Le realtà del Paese in cui maggiore è stato, nel corso degli ultimi anni, il peso delle conquiste e degli spazi per il mondo femminile (come nelle regioni del Nordovest e Nordest), sono anche quelle che avvertono con più tenacia la necessità di proseguire su questa strada e di affermare e migliorare i diritti e le opportunità per il mondo femminile.
L’importanza del ruolo delle donne in politica, infine, è maggiormente individuato e segnalato dalle persone che hanno un alto livello scolare e dalle persone più giovani.

Gender satisfaction

Come già annotato il sistema Italia è stato bocciato dalle sue stesse cittadine sulle politiche di pari opportunità. Su nessuno dei temi-indicatore analizzati ci sono un voti che valichino, magari anche di qualche decimale, la sufficienza.
Il giudizio più impietoso riguarda la politica. Il numero di donne presenti e impegnate nei partiti, nei diversi livelli di governo e nelle differenti assise elettive, è giudicato nettamente insufficiente.
Anzi, appare decisamente molto lontano da qualunque ipotesi di accettazione.
Il voto assegnato è un secco 4,9, a testimoniare quanto ancora lunga sia la via da percorrere. A valutare in modo maggiormente negativo il quadro dello spazio femminile in politica sono, innanzitutto le donne con maggior livello scolare (le laureate) e quelle che lavorano. Le prime vergano un voto pari a 4,2, mentre le seconde riconoscono un 4,5.
Ma il mondo femminile punta il dito anche su altri temi.
In primo luogo segnalano la netta insoddisfazione per il tempo libero a disposizione.
L’immagine di una donna costretta a correre da una parte all’altra, che deve rispondere concretamente e celermente ai molteplici compiti che deve svolgere è tutt’altro che una realtà dell’immaginario, appare e si conferma come quel vissuto quotidiano, quell’incedere della vita concreta che le donne denunciano sempre più come asfissiante e logorante. Non è un caso che, strettamente legato a questo aspetto, troviamo il giudizio negativo e ipercritico sui servizi pubblici utili ad aiutare le donne nella gestione di famiglia e lavoro e sugli strumenti che facilitano la conciliazione tra vita privata e lavorativa.
In buona sintesi, si può dire che il mondo femminile nostrano, riconosce che, nel corso degli ultimi decenni, ci sono stati dei miglioramenti nella possibilità delle donne di entrare nel mondo del lavoro, ma denuncia, altresì, quanto tutto ciò sia ancora insufficiente e quanto a questo processo d’ingresso non abbia fatto seguito una trasformazione nelle forme di sostegno e conciliazione.
L’entrata delle donne nel ciclo produttivo non ha comportato una trasformazione delle strutture di servizio, ma ha scaricato sul mondo femminile le contraddizioni. Il dato di bassa soddisfazione sulla triade degli item legati alla vita quotidiana segnala in modo eclatante quanto perduri nelle politiche reali e concrete di sostegno alla vita delle donne un sostrato di carenze e una incapacità del sistema paese di rispondere alle reali e concrete esigenze di vita del mondo femminile.
Se vogliamo tradurre tutto ciò in una indicazione operativa per le politiche amministrative e di governo di Regioni e enti locali, possiamo sintetizzarla nel fatto che ad oggi sono carenti non solo le scelte e le azioni sui singoli temi, ma appare imperiosa la necessità di realizzare vere e proprie “politiche per la quotidianità di vita femminile”.
Politiche fatte di tempo, spazi, sostegno, riconoscimento, nuovi servizi, alleggerimento dei carichi e dei pesi, ma anche di ruolo, funzioni, protagonismo femminile.
Il concetto di “politiche per la quotidianità femminile” (il termine può essere buono o meno buono), cerca di focalizzare la riflessione su alcuni dati che emergono dalla ricerca:

- la necessità di scelte emancipatorie che coinvolgano le occasioni di vita e la possibilità
concreta di inseguirle e realizzare;
- la gestione del quotidiano, con la possibilità di intervenire sulle forme, sui servizi, sulla
remunerazione;
- il rafforzamento di identità e ruolo, con percorsi concreti per affermarli.

Un esempio vale per tutti. Le donne, come avremo cura di illustrare nell’esposizione della ricerca, guadagnano meno degli uomini.
Un dato discriminatorio e inaccettabile che, se lo osserviamo sulla base della logica di una politica per la quotidianità di vita femminile, assume i contorni del paradosso.
Secondo una tale visione, al mondo femminile che lavora e che ha figli, dovrebbe essere riconosciuto un quantum in più e non in meno. Un quantum volto a favorire le forme di sostegno per i figli e la casa, ma anche intento a riconoscere il peculiare sforzo e il sostanziale ruolo svolto dal mondo femminile per la società.
Passando dal generale ai diversi aspetti specifici contenuti nell’indagine, incontriamo una precisa e allarmante sofferenza del mondo femminile sul fronte della sicurezza.
Quella italiana è percepita ancora come una società sostanzialmente violenta e insicura per le donne. Il voto medio assegnato è 5,5, ma questo dato appare calmierato dalla valutazione delle anziane.
Se osserviamo il voto assegnato al tema della sicurezza da parte delle donne più attive, quelle che hanno una relazione maggiore con l'esterno, come le persone con un livello scolare maggiore, le giovani e le lavoratrici, troviamo un giudizio decisamente più critico. Le prime assegnano un voto che scende al di sotto il cinque (4,9), mentre gli altri due segmenti vergano un 5,3.
Valutazioni che devono far riflettere e che pongono la sicurezza tra i fattori a carica emergenziale.
Fornire sicurezza alle cittadine, è per le donne del nostro paese, una delle priorità per le politiche urbane e territoriali.
Si tratta di operare non solo e non tanto sul prevenire il crimine, quanto e soprattutto, sul ridurre la paura. Si tratta di mettere in campo non solo azioni di controllo, ma iniziative volte a rigenerare le comunità (e il senso di comunanza) locali e nazionale.
Le cittadine impaurite si tengono lontane dalle strade, evitano certi quartieri, riducono la loro libertà di azione e circolazione in certe ore, limitano i loro rapporti sociali, non usano certi mezzi di trasporto. Si ritirano fisicamente dalla società, dal contributo alla vitalità civica, sociale e culturale.
La mancanza di sicurezza è uno, forse il principale, fattore che incide sul diritto di cittadinanza delle donne, poiché al fondo limita non solo le possibilità fisiche di circolazione, ma incide anche sulla stessa serenità, sulla libertà di vivere e godere della società.
E’ un limite che, prima di essere assegnato dal rischio della violenza concreta, viene affermato dalla non possibilità di vestirsi come si vuole senza correre il rischio di essere molestate, etichettate, giudicate, in qualche modo valutate, segnalate o rese oggetto.
Come tale il tema della sicurezza non si risolve unicamente in un problema di controllo del territorio e di presenza delle forze dell'ordine, ma espande la sua valenza nella dimensione più complessiva di vision culturale e di mentalità della società italiana.
Arrivando in cima della nostra scala di valutazioni della gender satisfaction incontriamo livelli di criticità più calmierati sul fronte della normativa, delle tutele e del sostegno economico per la maternità.
Fra tutti quelli monitorati è l'unico aspetto che si avvicina maggiormente al sei (prende 5,8).
La valutazione riconosce che, almeno per una parte del mondo femminile (quelle che hanno un contratto di lavoro stabile), nel corso degli anni le iniziative non sono mancate e, seppur con non poche carenze qualche passo in avanti è stato fatto.
Riscendendo la scala del grado di insoddisfazione scopriamo che 5,6 è il voto vergato sulla stabilità e la sicurezza del posto di lavoro. Un giudizio che ci ricorda quanto, ancora oggi, per il mondo femminile sia più difficile ottenere posti sicuri e stabili e che la precarietà colpisca maggiormente proprio l’universo femminile.
Differenze ancora esistenti e livelli di soddisfazione insufficienti si possono riscontrare sia sulle facilitazioni di ingresso nel mondo del lavoro, sia sulla possibilità di far carriera. In entrambi gli item il quadro delle dinamiche del paese permane assolutamente inadeguato, lasciando le donne alle porte di una vera parità dei punti di partenza, delle possibilità di evoluzione e crescita, della possibilità di affermazione delle proprie competenze e capacità.
Non è certo questa la prima ricerca che porta alla luce tali dati. Basta guardare semplicemente al numero di donne manager presenti nelle società quotate in Borsa per avere conferme più che sufficienti.
Il dato più significativo che emerge dall'indagine, si colloca non sul risultato generale, ma su quello peculiare, segmentato. A segnalare gli ostacoli alla carriera, con un voto pari a 5,1 sono le donne che hanno un livello scolare maggiore (le laureate), mentre le persone che hanno un livello minore, soprattutto quelle che hanno una formazione che si ferma alla scuola dell’obbligo, in ragione delle minori aspettative di carriera, appaiono un po più soddisfatte delle possibilità offerte alle donne per la carriera e arrivano a dare un voto superiore al sei.
Per concludere il paragrafo sulla gender satisfaction arriviamo al dato più generale della valutazione sul livello delle pari opportunità garantite nel nostro Paese.
Il voto è 5,7. Un giudizio che, non deve trarre in inganno. Esso è decisamente più basso se guardiamo il voto assegnato dalle laureate (5,0) o le donne tra i 25 e i 34 anni o le occupate (5,3).
Le donne maggiormente attive, che lavorano, che hanno competenze e saperi, che sono dinamiche e intenzionate a giocare la loro partita nella società giudicano in modo nettamente negativo il quadro delle pari opportunità garantite dal nostro paese.
La lettura di questi dati mette in luce un fattore non secondario.
A essere sotto accusa non è solo e tanto la qualità delle azioni legislative messe in cantiere in questi anni, bensì la qualità stessa della nostra democrazia e della nostra società.
Dai numeri della ricerca emerge un j'accuse del femminile alla società italiana e non solo alla politica. Nessuno può sentirsi escluso, né la società civile, né quella economica, né quella culturale e accademica.
In società molto differenziate (come quella in cui viviamo), che intervengono profondamente nella vita individuale, sarebbe illusorio pensare che la qualità della società si esaurisce al riconoscimento formale dei diritti e delle opportunità.
La qualità della società riguarda, invece, sempre più le condizioni concrete e reali che permettono agli individui e ai gruppi di riconoscersi e di essere riconosciuti e rispettati nella loro differenza. Riguarda la possibilità di definire lo spazio della rappresentanza e del riconoscimento concreto delle opportunità e, contemporaneamente, la possibilità di modificare tali termini (rappresentanza e riconoscimento) nel tempo.
Uno spazio per definizione mobile, che solo il rapporto creativo, aperto e volto alla concreta realizzazione di azioni e servizi, tra istituzioni e collettività può rendere fecondo e utile per la società.
Le pari opportunità sono uno degli indici di qualità di una società (una cartina di Tornasole), sono il terreno di confronto tra istituzioni, società e domande collettive; sono il risultato concreto della capacità di crescita della società, attraverso un nuovo e sempre rinnovato dialogo-confronto tra funzioni di governo politico, di azione economica e culturale e di rappresentanza dei bisogni reali e concreti di tutte le parti della comunità nazionale. La via delle pari opportunità, nel nostro paese, appare un po' come una strada aperta in una steppa culturale, in cui prima ancora della difficoltà a sottoporre a negoziato i bisogni del mondo femminile è difficile riconoscerli e assegnargli valenza e valore.


Gap distance

La gap distance, ovvero il livello di distanza tra le attese e l'importanza assegnata ai diversi item di pari opportunità dalle donne e il quadro di soddisfazione registrato per quanto realizzato fino ad oggi nel nostro paese, offre una scala peculiarmente importante per il sistema istituzionale.
Essa consente la realizzazione di una scala precisa, di una agenda setting, delle priorità di azione, intervento e legislazione.
Il dato più significativo e d’entrata è che tutti gli indici testati hanno un gap superiore a di 2,5 punti, ovvero hanno un livello di distanza consistente tra le attese e il realizzato e raffigurano un medio-alto livello di inadeguatezza tra quanto agognato e ritenuti congruo dal mondo femminile e quanto la società ha messo in campo.
Al vertice della scala di priorità c'è il dato più generale: la possibilità che le donne godano delle stesse opportunità degli uomini.
Ben 3,4 punti di differenza tra quanto ambito e quanto vissuto. Una specie di voragine, che illustra in modo eloquente quanto, per il mondo femminile, le politiche per le pari opportunità, e più complessivamente le dinamiche della società italiana, rispondano in modo inadeguato alle esigenze delle donne.
A rinsaldare questa percezione ci sono le altre due priorità: gli strumenti di conciliazione di vita privata e attività lavorativa e l'aumento dei servizi pubblici per aiutare le donne nella gestione di famiglia e lavoro.
Il buco nero delle politiche di genere si solidifica, quindi, nel quotidiano.
Si alimenta dell’incapacità della società italiana di rispondere ai bisogni di base del mondo femminile. Si solidifica nello sviluppo, nel corso degli anni, di politiche che non hanno saputo migliorare la capacità del mondo femminile di gestire la quotidianità, fatta di molteplici relazioni tra mondo privato e mondo pubblico, tra casa e lavoro, tra impegni di famiglia e ruolo sociale.
E così, paradossalmente, assistiamo al fatto che nonostante le politiche per la famiglia siano al centro dei programmi di tutti i partiti dello schieramento costituzionale, la sua traduzione in politiche concrete, reali, di vero sostegno al mondo femminile, appare ancora oggi debole e incerta.
Altro grande tema di vuoto è quello relativo al ruolo delle donne nella vita pubblica, in primis nella politica. Qui ci troviamo al dato di maggior insoddisfazione nella scala di voto e, nell’indice di gap, al secondo posto per livello di importanza.
Il mondo femminile si sente non solo sottorappresentato, ma anche mal rappresentato. Non è un caso, come si potrà osservare analizzando la parte su politica e mondo femminile, che le donne non abbiano particolare fiducia nella politica e neanche il “voto donna” sembra raffigurarsi come una soluzione (almeno per il momento, stante un quadro in cui il mondo femminile delle elettrici trova poche sponde e ha poca scelta nell’offerta di candidate).
Nella scala di gap troviamo poi alcuni temi che alimentano ulteriormente l’immagine di un paese che ostacola il mondo femminile nel suo percorso nella società.
La possibilità di fare carriera, la sicurezza e la stabilità del posto di lavoro, suggellano l’immagine di un'Italia al maschile, poco incline a aprirsi e a considerare un nuovo ruolo del mondo femminile. Un paese che ancora si segnala per l'alto livello di violenza sulle donne, per il senso di insicurezza che trasmettono le sue strada e per una dimensione della vita quotidiana e lavorativa che chiede alle donne molto di più di quello che riesce a dare.

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