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1 Il cambiamento delle città tra futuro e anomia
Il processo dei mutamenti in atto nelle città è talmente vasto che la sua concettualizzazione implica una attenta analisi dei processi comunicativi, per proporre una sintesi in grado di rappresentare il significato che tale trasformazione può assumere per i cittadini su alcuni fattori quali: • il beneficio per la vita quotidiana, • un funzionale sistema d’uso della città, • il miglioramento effettivo e tangibile della qualità urbana • la trasformazione delle identità • l’arricchimento della coesione sociale.
Per il cittadino europeo la città costituisce un simbolo forte e un archetipo fondamentale di organizzazione della società. Essa è considerata e vissuta come habitat della socialità e della democrazia, come "politica costruita" (Aristotele). La città nei secoli è stata al centro dei processi cambiamento e innovazione, è stata il locus del genio umano e delle sue capacità creative, ma oggi appare ripiegata su se stessa e sofferente. Le dinamiche urbane, nel corso degli ultimi decenni sono state caratterizzate da una crescente inquietudine di fronte ai processi di mutamento, con una tendenza ad ancorarsi nella ricerca di una tranquillità e sicurezza ormai perduta. Non solo. Si è insediato un perdurante disagio verso i costi sociali e ambientali imposti dal sistema non razionalizzato della mobilità, in particolare nelle grandi periferie urbane, suburbane e perturbane. Oltre a questi fattori critici, nelle aree urbane si è ampliato il timore di importazione passiva di modelli insediativi e di stili di vita propri di altre culture, nonché una sensazione che la città abbia perduto il controllo del suo sviluppo e sia passata dall’essere soggetto del cambiamento e strumento di integrazione e di creatività, a semplice oggetto delle forze di espansione e strumento di segregazione e di anomia (in cui le norme sociali consolidate appaiono inefficaci e inadeguate alle dinamiche e ai problemi cogenti della contemporaneità).
2 Narrare la trasformazione
Un percorso di comunicazione integrata sulla trasformazione delle città non può che partire da questi aspetti di general sentire, per definire sia la progettazione della parte empatica del sistema di informazione ai cittadini, sia nella definizione concreta dell’urban center. Quest’ultimo, per essere un fondante e luogo attivo della città nuova, deve saper rispondere ai problemi generali della società in cui si cala. Non può essere una semplice vetrina delle trasformazioni, ma deve saper narrare la trasformazione, concependola come risposta complessiva, concreta e fattiva ai mutamenti intercorsi in questi anni nella città, alla metamorfosi dei suoi codici sociali, relazionali, partecipativi ed evocativi.
In caso contrario l’urban center rischierà di essere semplicemente una delle tante vetrine tirate a lucido, non capace di entrate in connessione con la città, i suoi bisogni, la sua percezione di sé.
La comunicazione sulle trasformazioni della città non è né una pubblicità progresso, né la vendita di un prodotto. Prendendo in prestito una terminologia pubblicitaria possiamo dire che si deve posizionare sul mercato delle percezioni locali, nei differenti pubblici e target, una nuova dimensione evocativa della città, fondata sulle trasformazioni concrete che sono in atto.
Una dimensione complessiva che deve poi essere scomposta in parti integrate, ma distinte.
3 Sviluppare la partecipazione e la democracy, dal Prg a tutti gli interventi urbani
La realizzazione degli interventi urbanistici, di nuove opere e la definizione dei piani regolatori spesso rimane estranea ai cittadini, ai destinatari finali di scelte e innovazioni. Il problema si situa nella incapacità delle amministrazioni di sfruttare le energie di un dato territorio e , di non riuscire a coglierne le potenzialità nascoste. Per dare corpo e fiato alle energie locali, le progettazioni urbane dovrebbero avvenire all’interno di processi di partecipazione attiva e allargata di tutti gli ambiti sociali. Nel modello partecipativo il cittadino non è solo destinatario delle politiche pubbliche, diviene portatore di interessi e esigenze, risorsa intellettuale e civica.
La partecipazione non va intesa, quindi, come premio per gli esclusi, bensì come strumento per riequilibrare gli interessi all'interno di un contesto sociale, rendendoli visibili, e quindi trasparenti, rivalutando, al contempo, il ruolo dell'amministrazione pubblica. Essa non dovrà più limitarsi ad "interpretare" le esigenze della collettività, ma assumere anche il ruolo più consono e limpido di pubblico mediatore fra interessi contrapposti.
Il principio della partecipazione implica non solo il riconoscimento del diritto all’informazione, alla trasparenza e all’accesso ai dati, ma anche e soprattutto la valorizzazione del ruolo attivo e propositivo dei cittadini. Il concetto di partecipazione che l’amministrazione intende affermare è quello della partecipazione diretta alla progettazione, del ruolo diretto dei cittadini nella definizione di opere e servizi. Si tratta di una forma di amministrazione condivisa che intende facilitare le scelte, la loro condivisione e conoscenza, nonché valorizzare e responsabilizzare tutto il tessuto civico locale nella definizione e nel raggiungimento degli interessi collettivi.
L'approccio partecipativo costituisce un passo avanti non solo sul versante della trasparenza delle politiche. Esso è di fatto un incentivo alla costruzione di un tessuto sociale maturo e responsabile di fronte alla cosa pubblica.
La partecipazione si propone di vedere i problemi delle città e della popolazione sotto un punto di vista nuovo e diverso. Come ricorda Calvino, nel suo "Le città invisibili", le città sono luoghi di scambio non solo di merci o denaro, ma anche di cultura, di parole, di emozioni.
4 La mission dell’Urban center di Monza
La principale peculiarità dell’urban center di Monza si situa nel fatto che esso deve essere progettato e realizzato in base a uno schema narrativo della trasformazione e, al contempo, deve qualificarsi come luogo dell’interazione e dell’attivazione dei cittadini. Come tale deve essere concepito come ambiente indispensabile per la costruzione consapevole dei processi di condivisione della realtà mutante. Qualunque trasformazione cittadina che intenda realizzare un miglioramento della vivibilità, secondo dettami di uno sviluppo sostenibile e di un arricchimento della qualità urbana, postula processi di condivisione e la comunicazione è la risorsa strategica necessaria per costruire tale condivisione.
I codici in gioco sono numerosi e vanno dall’allestimento alla concatenazione delle immagini; dal mix strumentale ai colori, al sistema dei testi e dei rimandi; dalla coordinazione dell’immagine all’appeal del sistema nel suo complesso.
L’urban center è un testo sincretico, in cui operano differenti codici che intervengono sull’investimento di senso del messaggio che si vuole veicolare e sull’immagine della città che si vuole offrire. La progettazione di un urban center, quindi, si fonda su una disposizione dei soggetti e degli oggetti nello spazio, in una prospettiva che è quella dell’uso dello spazio ai fini della significazione.
La mission di un urban center come quello monzese è, per forza di cose, multipolare e integrata. Al primo posto c’è, ovviamente, il racconto della trasformazione della città. L’idea di fondo, per rispondere a tale obiettivo, è quella di costituire un centro multimediale di informazione, comunicazione e interazione sui progetti grandi progetti di sviluppo urbano e di innovazione della città. Il fine di questo centro-laboratorio di produzione di informazioni e di realizzazione di un sistema di comunicazione dovrà essere quello di: • raccontare le trasformazioni cittadine • creare un attivo sistema di partecipazione • avvicinare i cittadini ai processi di trasformazione • generare entusiasmo sulla città che diventa più vivibile e bella • creare una visione complessiva e settoriale della città futura • comunicare la voglia di benessere e futuro della città • analizzare e sviluppare la conoscenza della città.
5 Nome e logo per l’Urban center: dare forma al concetto
Il problema del nome dell’urban center è uno dei temi da affrontare fin dall’inizio. Stabilendo il nome si dà forma alle scelte operate sul piano morfologico per il concetto che si vuole veicolare.
Il nome deve definire il compito e la funzione dell’urban center, deve parlare al destinatario rendendogli facile la comprensione di che cosa ci può trovare, deve rendere la struttura facile da ricordare e da avvicinare.
Il nome è il fattore cardine, che permette di identificare lo spazio. Esso non si limita, ovviamente, al codice verbale, ma costituisce il tramite che consente l’instaurarsi della relazione contrattuale con il cittadino-utente-destinatario.
Per facilitare l’instaurarsi di tale relazione appare inadeguato la designazione dello spazio col nome di “Urban center”. Tale termine è, al contempo, eccessivamente astratto e specialistico, ma anche inesplicativo e a-contrattuale. Non è chiaro né che cosa il cittadino vi può trovare, né appare esplicita la possibilità di trovare soddisfazione alle proprie esigenze.
L’urban center è uno spazio in cui si sovrappongono due forme di manipolazione: quella che attiene al “sapere” (quali saranno le trasformazioni della città) e quella che attiene al “fare” (l’interazione che ogni soggetto può sviluppare sui processi di trasformazione della città). Il logo è, come si sa, un dare forma, una messa in scena visiva del nome e della realtà dell’urban center.
Se, come è ovvio, l’identità dell’urban center è fornita dal complesso mix comunicativo, il tema del marchio è particolarmente delicato e deve concentrare in sé i tratti peculiari e riconoscibili di questo spazio. Per tale motivo il logo dell’urban center dovrà, al contempo, identificare l’intera idea di comunicazione della città e connaturare lo spazio di incontro e informazione.
Il marchio deve svolgere non solo il ruolo di richiamo visivo, ma anche la funzione di identità comunicativa: deve rappresentare l’identità dell’urban center, l’insieme dei significati che intende iscrivere nei suoi prodotti comunicativi, e contemporaneamente rendere visibile e percepibile l’identità di questo spazio quale entità complessa e interattiva.
6 Le peculiarità dell’Urban center di Monza
L’Urban center ha il compito di ricostruire una “visione di futuro” della città, valorizzando le cose fatte e le progettualità in corso, facendo conoscere gli interventi e interagendo con i cittadini per la progettazione delle nuove trasformazioni.
L’Urban center stimola e valorizza l’apporto di tutti i soggetti che sono in grado di (o possono essere aiutati a) esprimersi in termini progettuali. Esso è uno spazio multimediale e interattivo e un centro della partecipazione dei cittadini.
L’urban center, quindi, dovrebbe essere: 1. centro di esposizione permanente delle mostre sulla trasformazione della città 2. il punto di incontro dell’innovazione in città, presentando l’attività del piano strategico e le iniziative e i progetti di trasformazione realizzati da associazioni di categoria, fondazioni ecc 3. il punto di esposizione dell’attività dei centri di eccellenza multimediali e innovativi locali, dell’Università e dei centri artistici 4. un laboratorio di simulazione ambientale per studiare e mostrare gli impatti delle opere realizzate 5. un piccolo archivio della storia urbanistica della città 6. il centro di documentazione e esposizione di tutte le politiche di innovazione urbana, presentando tutti i principali progetti che vengono approvati, le trasformazioni al piano regolatore, il piano strutturale, il piano urbano del traffico ecc, 7. una virtual city, un centro multimediale di informazione e comunicazione sulla città che cambia 8. il punto di incontro e il propulsore delle politiche di urbanistica partecipata 9. un osservatorio sulle dinamiche valoriali, sociali e economiche della città.
7 Il centro permanente di esposizione della città
L’Urban center espone, aggiorna, arricchisce costantemente i progetti di trasformazione della città e mette a disposizione i propri spazi espositivi a soggetti locali (soprattutto soggetti ‘deboli’) impegnati nella messa a punto di proposte e progetti. Oltre a conferire maggiore visibilità alle iniziative degli attori locali, l’Urban center potrebbe incentivare l’assunzione di un atteggiamento propositivo ‘dal basso’, e migliorare la qualità delle proposte. Lo spazio scelto per realizzare l’urban center di Monza è particolare e suggestivo. Deve diventare un’area di comunicazione-esposizione che attesti e dimostri il processo di trasformazione della città. Un luogo vivo di interazione con le scuole cittadine, con i quartieri e con le diverse realtà locali. Uno spazio che, attraverso l’utilizzo di fotografia, tecnologie informatiche e multimediali, plastici, scenografie, sistemi di costruzione e navigazione virtuale, faciliti la comprensione del racconto della trasformazione della città e, soprattutto, degli obiettivi finali: il miglioramento della qualità della urbana, della vivibilità e della bellezza della città. Complessivamente lo spazio dovrà avere video e dvd sulla trasformazione e dovrà essere un centro di esposizione delle eccellenze della città. A tal fine un’ala del centro dovrà essere allestita con sistema che consenta la proiezione delle ricostruzioni delle principali opere architettoniche e storiche di Monza già realizzate dal master multimedia.
4.8 Simulazione e valutazione delle trasformazioni future della città
L’Urban center può essere una sorta di “laboratorio di simulazione ambientale”, dove con tecniche appropriate (dalla simulazione al computer al semplice plastico) è possibile mostrare gli effetti prodotti sull’ambiente urbano da questi progetti e politiche.
4.9 Un osservatorio permanente sulla città e la Brianza
L’urban center dovrà essere anche un osservatori permanente sulle dinamiche della città. Uno strumento al servizio della città, dell’amministrazione e dei cittadini.
L’osservatorio è al servizio dell’amministrazione perché consente al Comune di conoscere le tendenze e i bisogni dei cittadini, nonché il livello di soddisfazione e insoddisfazione sui servizi realizzati. In questo modo ci potrà essere una amministrazione sempre più aderente ai bisogni e attese della città.
E’ al servizio dei cittadini perché offre loro uno strumento semplice e diretto, attivo sempre (24 ore su 24 in internet) e con strumenti di analisi a campione, per potrei esprimere i propri giudizi e, quindi, INCIDERE sulle scelte dell’ente.
E’ al servizio della relazione tra cittadini e comune, poiché costituisce un canale diretto, agile per costruire un dialogo attivo e costruttivo. E’ al servizio della città perché attraverso le mappe sociali e della vivibilità crea una grande banca dati sull’evoluzione di Monza e sulle sue peculiarità. gli obiettivi dell’osservatorio potrebbero essere: • analizzare i livelli di vivibilità della città e dei singoli quartieri • verificare la soddisfazione dei cittadini per il livello di qualità dei servizi realizzati dai cittadini • realizzare una mappa sociale della città, sulla base dei dati fissi acquisibili e delle rilevazioni effettuate • individuare le priorità e le esigenze dei cittadini • creare uno strumento di relazione con i cittadini, in modo che, oltre che nelle assemblee, abbiano uno strumento attivo (24 ore su 24) per dire e esprimere le proprie idee.
10 Conoscenza di luoghi e temi urbani di attualità
L’Urban center potrà svolgere direttamente o sostenere attività di indagine sulla città.
Gli oggetti di interesse potranno essere edifici, luoghi o ambienti urbani, da analizzare attraverso attività seminariali, visite guidate, mostre e potranno avere anche natura diversa, come analisi della realtà sociale ed economica di Monza
11 Il rapporto sulla città
L’Urban center redige, ogni anno, un rapporto sulla città, per portare alla conoscenza di tutti il quadro dei mutamenti, delle traiettorie e delle trasformazioni economiche, sociali, ambientali della città e del territorio e suggerisca future direzioni di lavoro e che analizzi le dinamiche dell’opinione pubblica cittadina.
12 Promozione di eventi di riscoperta e reinterpretazione della memoria locale
Si tratta di tracciare, attraverso la realizzazione di iniziative, mostre e costruzione di strumenti multimediali, le linee lunghe della storia della città. Si tratta anche di individuare il quadro e la dimensione dei valori dei cittadini, le dinamiche attuali e le traiettorie future
13 Uno strumento della partecipazione La partecipazione e la ricostruzione di una sfera pubblica sono essenziali. L’Urban center diviene uno degli strumenti che attiva le politiche di partecipazione nei progetti che possono essere realizzati a Monza.
Uno spazio fisico in cui si definiscono i progetti di partecipazione e dove i cittadini possono andare per dialogare e confrontarsi
14 Una città virtuale nella città
L’Urban center è anche una città virtuale, con un portale internet che presenta trasformazioni ed è agorà del confronto. È una realtà in cui le persone possono entrare nelle trasformazioni, viverle e non solo vederle.
15 La costellazione del City hall
Lo spazio espositivo, con la mostra permanente e gli spazi aperti di veicolazione, si integra pienamente ed è parte attiva di una più complessa e articolata campagna sulla promozione e presentazione del piano strategico e sulle trasformazioni urbane.
I mezzi da realizzare potrebbero essere:
Tv Infobox, trasmissione mensile
Portale internet
Infobus, autobus attrezzato che porta mostra e video per la città
Virtual city, ricostruzione virtuale della nuova Monza dopo i lavori Mostra in dvd, video di 5 minuti sui principali cantieri e iniziative
Cityhallnews, newsletter, totem, mostre itineranti, speciali radio
Cube, il City hall nelle piazze e nei centri commerciali
City hall editoria, pubblicazione cataloghi, cd ecc
Empatheia, la campagna evocativa
16 Il portale della città che cambia
Uno spazio internet, che illustra tutte le trasformazioni e che funziona da strumento permanente e aggiornato in tempo reale dell’evoluzione della città. Una grande banca dati, cui tutti possono attingere per avere informazioni, conoscere. Ma anche una grande Agorà telematica dove si possono progettare interventi, partecipare a dibattiti e forum, proporre iniziative. Dove, in una parola vive
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