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LA RIVISTA BIMESTRALE / Per discutere e approfondire i temi della politica contemporanea
Narrazioni e visibilità politica dei blog al confronto con il potere in Italia Stampa E-mail
Scritto da red
Mer 14 Novembre 2007

La redazione di postpoll.it riporta in versione integrale l'articolo a cura di Enrico Maria Milic, Enrico Marchetto e Roberto Costa per Digilogica, Milano: ValterCasini Editore. L’elaborato è stato presentato alla Community Informatics Conference - Prospects for Communities and Action, 5-7 novembre 2007, Monash University, Prato 


INTRODUZIONE

 

“Il tuo blog: fantasia o realtà?”… “Quanto pensi che corrisponda quello che scrivi alla persona che c’è dietro la tastiera?”… “Credi che lo strumento del blog possa tornare utile anche all’azienda in cui lavori?” Queste domande, che evidentemente esplorano il sottile crinale che separa realtà e finzione nell'ambito del blogging, sono alcuni esempi delle centinaia di e-mail giunte allo staff di 'Diario Aperto' nella prima fase di questa ricerca sui blog che si è svolta in rete da dicembre 2006 a aprile 2007.

 

Durante questa prima fase, i ricercatori hanno chiesto espressamente ai lettori e agli scrittori di blog e ai navigatori qualsiasi, quali fossero secondo loro le domande più adatte a indagare la blogosfera e l’identità online del blogger per il futuro questionario della nostra ricerca.

 

Questo capitolo ha come obiettivo, attraverso le dinamiche sociali esplorate e dissezionate da DiarioAperto e più in generale delle dinamiche che appaiono evidenti nel mondo dei blog in italiano, proprio quello di capire come i blog possano esseri considerati degli “agenti politici” all’interno della struttura sociale, o, per dirla nei termini propri della cultura digitale, come i blog online possano influenzare la vita reale.

 

          Si tende sempre più a concepire la motivazione primaria dietro alla nascita di un blog come "espressione del sé", e il genere più diffuso è senza dubbio quello diaristico (Trammell and altera 2006: 12); è interessante notare come uno studio recente sul blogging statunitense definisca i blogger come i "nuovi narratori di internet" (Lenhart e Fox 2006). Fra i blogger, i teenager e le donne in generale sono quelli che sembrano più interessati all'auto-espressione e ad aggiornare i propri blog con frequenza quotidiana (Herring 2004 e cf. Lenhart e Madden 2005). Herring (2004: 1) e Trammell (2006: 2) affermano come, fra i media generalisti, "la misura in cui i blog sono interconnessi, interattivi ed orientati verso eventi esterni" sia estremamente sopravvalutata, e come invece "l'importanza dei blog come forme individuali di auto-espressione" sia sottovalutata.

 

Secondo Herring, i pregiudizi nascerebbero in parte come risultato di una maggiore attenzione su un modello di blog in particolare: il cosiddetto 'filter  blog” ovvero un “contenuto” online, tendenzialmente prodotto da maschi adulti, che si propone come agenda setting costante della rete filtrando testi, link, opinioni. Accade quindi che alcune forme di narrazione della rete, e quindi l’aspetto più diaristico del contenuto, venga marginalizzato escludendo, come vedremo, direttamente e indirettamente donne e teenager. E’ come se il blog, per certi versi, riproducesse alcune discriminazioni ben presenti e radicate nella società italiana: l’età e il sesso. In questo capitolo analizziamo come il racconto, in realtà, sia il genere retorico dominante fra i blogger italiani e, cosa più importante, come e perché questo genere non riesca a essere altrettanto visibile quanto altri generi più concentrati per esempio sulla politica, sulla tecnologia o su determinati generi di nicchia.

 

C'è un vasto corpus di letteratura rispetto alla definizione: "cosa è un blog" (Boyd 2006: 9-26 e, nel dibattito italiano on-line, cf. De Biase 2007 ed a seguire Technorati 2007). L'analisi di Boyd (2006), focalizzata sui blog con sede negli Stati Uniti e nell'area londinese, afferma che i blog dovrebbero essere visti in termini di "cultura e pratica".

Scrive: "Blog non è un termine auto-descrittivo, e di conseguenza i blog, i blogger e il fenomeno del blogging sono stati concettualizzati in maniere poco chiare e conflittuali sia dalla stampa che dagli studiosi" (Boyd 2006: 1, nostra traduzione).

 

Anche se in questo testo ci concentreremo in particolar modo sul genere diaristico–narrativo dei contenuti, spazieremo all’interno di tutto l’arco che porta alla genesi e al mantenimento di un blog seguendo proprio il percorso suggerito da Boyd: per una comprensione migliore dei processi di identità sui blog e su come questi siano in relazione con il potere, è assolutamente necessario non solo guardare ai contenuti prodotti dai blogger ma anche preoccuparsi dei processi più ampi di produzione e di lettura dei blog stessi.

 

Nelle sezioni che seguono si analizzeranno e si metteranno a paragone incrociato alcuni dei testi narrativi emersi nel dibattito su DiarioAperto e i dati quantitativi prodotti dal questionario. Nelle sezioni a seguire, dopo un riassunto della composizione del campione di DiarioAperto, si delineeranno alcune delle forme retoriche ricorrenti utilizzate dai blogger. Focalizzeremo la nostra attenzione sulle statistiche riguardanti le blogger donna e su alcuni processi e pratiche pertinenti al blogging in italiano.

 

 

 

GENESI DELLA RICERCA 'DIARIOAPERTO' E METODOLOGIA

 

La ricerca è stata condotta basandosi su di un questionario proposto tramite interviste web assistite dal computer (cawi).

 

La stesura delle domande e degli argomenti del questionario, la composizione del campione e l'interesse per la ricerca meritano di essere delineati in maniera più precisa data la loro peculiarità e, più in generale, sono collegati alle nostre preoccupazioni di ordine più ampio e metodologico riguardanti la rilevanza statistica dei risultati (come in Eysenbach 2004).

 

Con un approccio preso a prestito dall'etnografia (Clifford e Marcus 1986 e Clifford 1988) abbiamo posto un’enorme attenzione a quelle che sono le relazioni di potere fra gli intervistati e i ricercatori, soprattutto nella fase di stesura del piano di ricerca e nella pianificazione di un vocabolario consono e adeguato all’ambiente di indagine.

 

Si è quindi adottato un particolare approccio pubblico, che ha avuto almeno tre effetti principali sul risultato della ricerca.

 

In primo luogo, sin da quando è stato aperto il blog ufficiale del progetto nel dicembre 2006, il fine della ricerca è sempre stato chiaro ed esplicito: investigare le relazioni esistenti fra autori e lettori di blog in rapporto alla loro “sfera pubblica” (cf. Volkmer 2003 e Castells 2007: 258).

Allo stesso tempo si è voluto dare enfasi al fatto che tramite la sfera pubblica si volevano approfondire nello specifico le relazioni  che intercorrono fra i blog e i media tradizionali, il marketing aziendale e la politica italiana.

Fin da subito, quindi, i confini della ricerca sono stati ben esplicitati.

 

Secondariamente, il questionario della ricerca è stato reso immediatamente oggetto di discussione pubblica on-line, con esplicita richiesta di suggerimenti sugli argomenti e addirittura sui testi delle domande da includere nel questionario.

 

Come ultimo punto, in dicembre è stato annunciato che l'intero database di risposte al questionario sarebbe stato pubblicato e reso accessibile gratuitamente on-line, una volta conclusa la ricerca.

 

Questa strategia pubblica ha avuto effetti singolari che non esitiamo a mettere in relazione alle narrative circolanti nella cultura informatica anche in italiano; pensiamo per esempio alla creazione di contenuti collaborativi e cooperativi o alla libera circolazione dei prodotti creativi e delle idee (vedi il dibattito sulle Creative Commons).

Senza dubbio molti più blogger, o blogger meno famosi, hanno pubblicizzato DiarioAperto perché era in sintonia proprio con questi valori di distribuzione e re-destribuzione “free” dei contenuti, e un buon numero di utenti di forum hanno appoggiato l'iniziativa per la stessa identica ragione. Di fatto, la fase preliminare di questa ricerca on-line ha convogliato e raccolto un totale di circa 100 commenti, e-mail e interventi all’interno dei blog.

Questi messaggi, come richiesto, suggerivano quali dovessero essere i fini della ricerca e davano consigli su quali domande dovessero essere incluse nel questionario.

In seguito sono state scelte e inserite nel questionario alcune delle domande e degli argomenti suggeriti dagli utenti. E' altrettanto importante segnalare che questa fase ha permesso di dedicare parte dell'attenzione al vocabolario di questa 'blog people' e questo è stato particolarmente utile ai ricercatori quando, nella fase di scrittura degli ultimi testi delle domande, si è dovuto citare e descrivere specifici strumenti e azioni proprie del blogging e dei servizi internet (cf. Laurie 1992: 147). La stesura finale del questionario conteneva 90 domande sulla sociodemografia degli intervistati, le sue opinioni e il comportamento sui/nei confronti di media, consumismo e politica italiana.

 

I promotori di DiarioAperto (l'agenzia di ricerca di mercato Swg, lo staff del corso in Sociologia dei Processi Culturali dell'Università di Trieste, il portale di notizie IT Punto Informatico e il famoso portale di blogging Splinder.com) hanno sponsorizzato tutte le fasi della ricerca. Dal 24 gennaio al 14 aprile 2007 il questionario è rimasto pubblicato e accessibile on-line. Splinder.com ha rilasciato, sul proprio network, 1.500.000 banner che pubblicizzavano a una platea non definita l'opportunità di rispondere al questionario on-line. Contemporaneamente, Punto Informatico lo ha sponsorizzato senza interruzione durante lo stesso periodo. Senza dubbio la visibilità garantita da Splinder e da Punto Informatico hanno influito in maniera consistente sulla composizione del campione di intervistati che hanno risposto al questionario. Inoltre, il tutto ha prodotto un effetto “virale”: molti blog hanno pubblicizzato il questionario, dopo averne sentito parlare su altri blog o sui siti sopra menzionati.

 

Si dovrebbe anche tenere in considerazione che fra i punti dell'agenda delle società che hanno prodotto la ricerca c'è stato un chiaro interesse, peraltro mai nascosto, nel guadagnare visibilità dalla ricerca stessa. E' probabile che i brand delle aziende promotrici abbiano goduto della larga copertura mediatica sia tradizionale che non tradizionale che aveva come centro DiarioAperto (cf. la rassegna stampa su Del.icio.us 2006-2007).

 

 

LA COMPOSIZIONE DEL CAMPIONE RISPETTO AGLI UTENTI INTERNET ITALIANI

 

Sono stati raccolti 4.117 questionari compilati, considerati validi su un totale di 5.857 questionari: i rimanenti sono stati rifiutati. All’interno di questo campione, sono stati rifiutati questionari con risposte incoerenti e quelli non compilati per intero. 3.453 intervistati appartenenti ai questionari validi si identificano come autori di blog, mentre 664 si identificano come solamente lettori di blog. E' ovviamente impossibile creare un campione probabilistico di autori e lettori di blog in italiano (non esiste nessuna lista pubblica di membri di questa categoria). Ciò nonostante si può essere sicuri che la strategia adottata ha creato un campione ragionevolmente pertinente in termini di paragone con i dati probabilistici esistenti sull'uso di internet dell'intera popolazione italiana.

 

In un sondaggio on-line come DiarioAperto, il cui questionario era accessibile a qualsiasi utente internet, è chiaro che esistono dei grossi rischi di auto-selezione degli intervistati. E' importante notare anche i due principali elementi di criticità nella selezione del nostro campione:

 

- la popolazione soggetta allo studio (l'intero popolo di blogger in Italia) è sconosciuta e non raggiungibile;

- ogni intervistato non può essere identificato con precisione (avrebbe potuto compilare il questionario con informazioni errate).

 

Si è già discusso a riguardo del vasto insieme di siti web che hanno pubblicizzato il questionario, tuttavia l'unico modo per misurare la validità di questo campione è compararlo con le cifre dei dati raccolti dall'Istat sugli utenti internet (Istat 2006, 2007a e 2007b).

 

Per quanto riguarda la percentuale uomo/donna, si notano differenze significative sull'uso di internet all'interno di diverse fasce d'età e generi diversi. Se 100 è la totalità degli utenti, gli uomini superano le donne del 10,5%. La differenza varia fortemente al variare delle fasce d'età. Fra i 18 e i 24 anni, la proporzione fra uomini e donne è bilanciata, ma con l'aumentare dell'età la percentuale di uomini è più alta di quella di donne. Fra gli intervistati di DiarioAperto c'è una tendenza simile: mentre circa il 60% di intervistati fra i 45 e i 64 anni sono uomini, fra i 18 e i 24 il campione è costituito per il 52% da donne.

 

I partecipanti al sondaggio si connettono alla rete quasi ogni giorno e il 78,6% erano on-line prima del 2001 - una cifra sorprendentemente alta, se paragonata ai bassi livelli di utilizzo di internet in Italia. Generalizzando, si possono considerare queste persone come aventi un'istruzione più avanzata e una maggiore coscienza dei mezzi tecnologici rispetto agli internauti italiani raffigurati dai dati Istat

 

TABELLA 1: Paragone fra i dati ufficiali e il campione di DiarioAperto (in valori percentuali). Popolazione maggiore di 15 anni e intervistati della medesima età, in ordine crescente di età.

 

 

 

Popolazione (a)

Utenti Internet (b)

Campione di DiarioAperto (c)

15-24

12,0

23,3

27,5 (*)

25-34

16,7

26,3

42,6

35-44

18,8

25,0

19,6

45-54

15,5

16,4

7,0

55-64

14,0

7,0

2,7

65 e sopra

23,0

2,0

0,5

 

(a) popolazione residente aggiornata al 1.1.2006, Istat (2007)

(b) elaborazione dei dati Istat (2006)

(c) dati di DiarioAperto

 (*) per DiarioAperto la classe si riferisce a intervistati fra i 14 e i 24 anni.

 

 

Un ultimo fruttuoso paragone può essere dato dalla distribuzione geografica degli utenti internet secondo l'Istat e da quella dichiarata dagli intervistati di DiarioAperto. Nei dati ufficiali figura un dislivello digitale e sociale fra il Nord e il Sud Italia. Nei dati sul Sud Italia c'è quella che può essere considerata la maggior incongruenza fra i dati Istat e quelli di DiarioAperto, con una cifra di scarto attorno al 4%.

 

TABELLA 2: A paragone la distribuzione geografica (in valori percentuali). Popolazione maggiore di 6 anni, dati ufficiali di utilizzo di internet e dati del sondaggio sulla stessa fascia d'età.

 

 

Popolazione (a)

Internauti (b)

Campione DA (c)

Nord ovest

26,5

30,3

29,8

Nord est

18,9

21,2

23,6

Centro

19,3

21,0

25,1

Sud

23,9

18,3

14,3

Isole

11,4

9,2

7,2

(a) Popolazione residente aggiornata al 1.1.2006, Istat (2007b)

(b) Elaborazione dei dati Istat

(c) Dati di DiarioAperto

 

L'intero database del sondaggio con tutte le domande e risposte è disponibile gratuitamente on-line a partire dal rilascio ufficiale del 22 giugno 2007 sul blog di DiarioAperto (www.diarioaperto.it), assieme ad alcuni "Appunti per l'interpretazione dei dati", redatti dagli stessi autori del lavoro - i quali hanno anche gestito l'organizzazione della ricerca. Parte del presente documento è stata presa e migliorata da tali Appunti.

La visibilità del questionario è stata migliorata anche da dieci 'blog candidati' disposti a essere esaminati in una sezione speciale del questionario di DiarioAperto. Alcuni partner minori (AdMaiora, BlogBabel, Blog di Grazia, BlogItalia, Prodigi) hanno dato visibilità al lavoro con newsletter aziendali, siti web, mailing-list. L'ampio ventaglio di sostenitori è stato accompagnato da molte voci sui rispettivi blog. I punti di visibilità diversificati hanno permesso alla ricerca di raggiungere intervistati di vari gruppi sociali di utenti internet. Per il commento integrale delle pagine web e/o link si veda Del.icio.us 2006-2007 nella sezione bibliografica.

 

 

 

LA SFERA PUBBLICA

 

Alla fine dell’estate 2007 la vita politica italiana viene scossa da un vero e proprio terremoto che vede al centro del dibattito – in maniera non del tutto corretta - proprio i blog. Il comico ligure Beppe Grillo, attraverso le pagine del proprio diario online (www.beppegrillo.it) e di una rete di comunità virtuali 'Meetup' da lui promossa (beppegrillo.meetup.com), organizza una vasta manifestazione di piazza, il V-Day (Vaffanculo Day), per radunare i cittadini attorno a una raccolta di firme con lo scopo di portare in parlamento una proposta di legge piuttosto articolata.

 

Mentre è chiaro che il successo dell'iniziativa si fondi sulla rete di attivisti su Meetup e sulla grande audience del blog di Grillo, non ci sono dati a sostegno della posizione che i blog in genere siano le architravi di questo movimento eccetto quello del comico. Ciononostante l'utilizzo della rete da parte di questo movimento viene di fatto spesso equiparato al sostegno di massa dei blog in italiano nei confronti di Grillo e degli attivisti legati a lui. I media tradizionali e l’arco parlamentare, quasi per intero, tacciano l’operazione di “populismo” e “antipolitica” (la sintesi più rappresentativa è in Scalfari 2007). Parole chiave che sono state poi adottate, contro il V-Day e Grillo, per delle analisi in svariati blog più o meno noti.[1]

 

I risultati di Diario Aperto, qualche mese prima, avevano messo in luce alcuni aspetti tanto interessanti quanto contraddittori sul rapporto tra la blogosfera e la politica tradizionale.

 

La maggior parte dei nostri rispondenti infatti si dichiara molto poco interessata alle dinamiche politiche italiane: la politica infatti è il centro di un post o di un contenuto meno della metà delle volte di quanto non lo sia un racconto personale e privato. Ma più in generale come vediamo dalla tabella in calce a questo paragrafo, la vita parlamentare e le azioni di governo riscuotono un successo davvero parziale rispetto a qualsiasi altro argomento.

 

Forse, prima di approcciarsi così rapidamente alla chiave di lettura di una presunta “anti-politica” come hanno proposto i media generalisti, dovremmo cominciare ad analizzare le due chiavi di lettura fondamentali dello “stare in rete”: fiducia e rappresentatività.

 

La fiducia e l’attaccamento nei confronti dell’arco istituzionale è decisamente molto bassa: solo il 34,2% dei nostri rispondenti “crede” nelle azioni del Capo del Governo. La percentuale scende drasticamente al 16,2% nei confronti del capo dell’opposizione.

Un altro dato corre in aiuto a completare il quadro dell’analisi: in un’inchiesta Swg (attraverso interviste telefoniche e campionamento web)  svoltasi tra gennaio e marzo su un campione rappresentativo di tutti i cittadini votanti, il capo della Governo riceve una fiducia di 31 punti percentuale. Mentre Silvio Berlusconi si assesta sul 38%.

Il fenomeno è molto particolare: i blog italiani sembrano avere ben chiaro un ideale di collocazione politica, posizionandosi all’interno della sinistra/centro sinistra parlamentare.  Contemporaneamente, però, denunciano una totale non-rappresentatività effettiva dell’attuale maggioranza di governo.

 

Questo è ancora più evidente e decisivo quando i rispondenti vengono sollecitati su alcune domande il cui centro è sostanzialmente l’invasione della politica nelle relazioni e nei comportamenti online. Solo il 13,1% infatti vede di buon occhio un eventuale intervento legislativo atto a rafforzare il controllo di veridicità sui contenuti dei blog (tema tanto attuale quanto scottante).

La stragrande maggioranza degli intervistati critica in modo inequivocabile le misure restrittive del Governo nell’ambito del peer-to-peer e dello scambio illegale di file all’interno della rete.

 

Qualche attestato di fiducia maggiore invece, lo recuperano quei politici (rari casi, a dire il vero) che utilizzano la rete e in particolar modo il blog, per favorire il dialogo con i cittadini e le conversazioni dal basso.

 

Mentre da una parte, come già detto, la collocazione politica appare ben chiara, dall’altra tutto ciò che è “politica” fatta nei modi e nei tempi tradizionali annoia o disturba. A rinforzare il quadro del disturbo e quindi a fornirci una chiave interpretativa nuova, c’è il dato riportato dalla nostra inchiesta in cui si evince che la politica nazionale sia estremamente lontana dalla tipologia di relazione che avviene online e quando interviene, come nel caso delle restrizioni sul peer-to-peer o sul controllo delle fonti nei blog, lo fa scegliendo un approccio restrittivo.

 

Ma di quale tipo di tessuto sociale parliamo quando parliamo di blog? Qual è il tipo di comunità a cui queste persone appartengono tramite i loro alter ego elettronici? La grande maggioranza dei nostri intervistati (69,8%) dichiara di leggere non più di 20 blog a settimana. Secondo i dati provenienti da Splinder.com, la popolare piattaforma di blogging promotrice di DiarioAperto, il blog medio è visitato (una volta o più di una volta) da 16 utenti al mese.[2] Vuol dire che i blogger e i loro lettori vivono la loro interazione comunicativa in comunità piccole, chiuse e politicamente apatiche?[3] Ha ragione Castells (2007: 247) quando afferma che queste persone sono malate di “autismo elettronico”?  Proveremo a rispondere a queste domande nella prossima sezione (e nel resto del capitolo) guardando a quali sono i contenuti che più interessano agli autori e ai lettori di blog.

 

 


TABELLA 3: Risposte alla domanda “Che argomenti tratti all’interno del tuo blog?” (valori espressi in percentuale). Era permessa più di una risposta. Base dei rispondenti: 3,453 autori di blog.

 

Storie personali e private

69,2

Musica

38,5

Letteratura

33,0

Politica

31,5

Amore/Sentimenti

31,1

Informatica/Web

28,5

Cinema

27,8

Arte

20,8

Televisione

20,2

 

 

TABELLA 4: Risposte alla domanda “Quali sono gli argomenti trattati nei blog che più ti interessano?” (valori espressi in percentuale). Era permessa più di una risposta. Base dei rispondenti: 4,117 autori e lettori di blog.

 

 

Storie personali e private

65,6

Informatica/web

47,6

Politica

45,1

Musica

40,7

Letteratura

33,2

Cinema

31,2

Altro

30,2

Amore/Sentimenti

28,3

Televisione

25,9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


L’AGENDA SETTING DEI BLOGGER E I CONTENUTI PIU’ RICORRENTI

 

 

La vita quotidiana è la principale fonte di ispirazione per la maggior parte dei blogger: i due terzi del campione analizzato da Diario Aperto (66,8%, vedi Tabella 5) sostengono che gli aneddoti della propria vita rappresentano il contenuto principale dei propri post. Al contrario la politica ricopre un ruolo di secondo piano per i blogger e i lettori, se confrontata proprio con la sfera privata e personale (Tabelle 3 e 4).

Nuovamente, questi dati riconfermano quanto emerso da ricerche effettuate all'estero (Lenhart e Fox 2006. Trott 2004)

Tutti questi dati presi in analisi, sembrerebbero confermare quello che Castells, nelle sue teorizzazioni sulla relazione sociale online, chiama "autismo elettronico" dei blogger.

 

TABELLA 5: Risposte alla domanda: “Quali sono le fonti principali per I tuoi post?” (risultati espressi in percentule). Era consentita più di una risposta. Base dei rispondenti: 3.453 autori di blog.

 

Episodi di vita reale

66,8

Altri blog

35,2

Quotidiani

14,6

Altri siti di news

14,9 (*)

Televisione

13,8

Repubblica.it

12,6 (*)

Forums

7,3

(*) I rispondenti avevano l’opportunità di selezionare uno specifico portale o sito di news da una nutrita lista delle principali realtà presenti in rete.

 

 

Ma quando esaminiamo i diversi contenuti e generi di espressione verbale, cominciamo a sentirci a disagio con l'idea ben definita che i blogger e i loro lettori siano confinati in un solipsismo apolitico. L'antropologo Carrithers (1992: 76-117) ha evidenziato come possiamo notare due generi principali di produzione verbale: il pensiero narrativo e il pensiero paradigmatico. Il pensiero paradigmatico è un dialogo forzato e lo mette a un livello superiore: parla per generalizzazioni, teorie e così via - sia nella religione che nel discorso ideologico - dove l'audience non può generalmente mettere in discussione questi punti di vista. Sull'altro versante, il pensiero narrativo si basa sui racconti, facendo emergere implicazioni sociali riguardo i soggetti (o gli argomenti) del testo e comprendendo una negoziazione intersoggettiva e interattiva di significati tra produttore e consumatori dei testi. L’analisi di Carrithers implica due considerazioni principali: che il pensiero narrativo sia molto più efficace e coinvolgente e che sia, a tutti gli effetti, politico.

Se è vero che la fonte principale dei contenuti all’interno di un blog è data da fatti della vita degli individui, possiamo notare come questi autori di blog stiano rendendo possibile una forte dimensione intersoggettiva, dove il contenuto personale dei contributi è aperto alle interpretazioni dei lettori o, in altre parole, le consente e le promuove molto di più rispetto a qualsiasi altro genere di contenuto. Per esempio una lettrice può identificarsi nella storia raccontata da un narratore e coinvolgerlo nelle sue implicazioni politiche

 

 

 

 

 

QUESTIONE DI GENERE: LE DONNE COME FIGURE EMERGENTI NEL PANORAMA BLOG ITALIANO

 

Ora ci soffermeremo sulle differenze tra i dati quantitativi emersi dal campione di 1.791 donne e li compareremo a quelli degli uomini che hanno partecipato all’inchiesta DiarioAperto.

 

In confronto all’autore di sesso maschile, le autrici sembrano molto più interessate all’aspetto intimista delle loro esperienze di vita. Il 74,6% delle donne, infatti, alla domanda “per chi scrivi?” hanno risposte “per me stessa”, mentre il 38% ha dichiarato che spesso scrive di tematiche riguardanti amore, affetti e intimità. Inoltre, il dato più importante della comparazione tra autori maschi e autrici riguarda il comportamento, le aspettative e le reazioni rispetto ai vari contenuti presenti nella blogosfera.

 

Che tipo di argomentazioni prediligono le donne? L’81% di esse incentra i propri post su episodi di “vita reale”. A conferma (come quanto detto precedentemente) del fatto che le tematiche più popolari sono quelle intimo-individuali, dove l’aspetto della socialità diviene dominante, possiamo notare come proprio tra le autrici e le lettrici di blog ci sia il campione più rappresentativo rispetto a quello che chiameremo “approccio narrativo” alla scrittura online.

Le donne lettrici, infatti, sono molto più interessate – rispetto agli uomini – alla tipologia di blog che tratta tematiche private, personali, letterarie e incentrati sull’amore e i sentimenti. Il dato conferma che le donne sono fortemente attratte alla dimensione narrativa e riflessiva, come specchio delle esperienze personali della gente. Ci pare utile ricordare come la letteratura femminista, come per esempio alcuni scritti di Virginia Woolf (1981) e Hélène Cixous (2001), in passato, ragioni sulla struttura patriarcale nella produzione culturale e sostenga la creazione di una nuova letteratura perfettamente consapevole delle differenze di genere. Secondo loro, la narrazione femminile sfida il potere maschile e maschilista e incentra il proprio approccio sull’esperienza umana “personale”.

 

Non possiamo per forza tracciare una connessione così diretta tra queste correnti di pensiero e un conscio lavoro intellettuale delle blogger italiane in questo senso. Ma è davvero un caso che tante blogger italiane siano escluse da tutti quegli argomenti a storica dominanza maschile? Pare interessante notare come le donne di DiarioAperto giudicano i contenuti dei post riguardanti la politica: la scrittura e la lettura di post interenti alla politica interessa drasticamente meno le donne del corrispondente campione maschile. Stessa cosa accade per l’economia o l’informatica. Discuteremo nella prossima sezione come queste tematiche non possano essere facilmente interpretabili, se non prendiamo in considerazione la posizione dominante dell’uomo nella società italiana e, indirettamente, nella blogosfera italiana.

 

Altri risultati, ottenuti dalla nostra ricerca, suggeriscono come nei prossimi anni  le donne possano incidere maggiormente nella blogosfera italiana. Nel nostro campione, il 52% di colore che appartengono alla fascia d’età 18-24 anni, sono donne. Questa è l’unica fascia d’età dove le donne in maggioranza. E’ interessante confrontare i dati di Diario Aperto con altre due ricerche condotte nella blogosfera americana. La prima, condotta nel 2005 da Lenhart e Madden, evidenzia che “le ragazze di età compresa tra i 15 e i 17 anni sono molto più propense all’attività di blogging rispetto ai coetanei maschi: il 25% delle teenager appartenenti a questo blocco d’età possiede un blog. Solo il 15% invece, per i maschi. Circa il 18% dei giovani post-adolescenti americani blogga.

 

Un’altra ricerca condotta nell’agosto del 2007 da Synovate in America, stabilisce che ci sono più blogger donna rispetto agli uomini. Il 20% delle donne americane che ha visitato un blog ne possiede uno. Gli uomini, solo il 14%. Questo dato sugli Stati Uniti dove l’utilizzo della rete è storicamente molto più consolidato rispetto all’Italia e dove i cittadini fanno largo uso dei servizi online, suggerisce come ci sia un trend generale di crescita esponenziale della presenza femminile nella blogosfera. D’altra parte possiamo osservare come tra i giovani italiani, attivi come blogger, le donne siano la maggioranza: il futuro della blogosfera italiana potrebbe quindi ricalcare il percorso americano.

 

 

 

TABELLA 7: Comparazione tra donne e uomini attraverso i dati di DiarioAperto. Base del campione: Donne Autrici di Blog (N=1335), Uomini Autori di Blog (N=1450), Donne Lettrici di Blog (N=1,791), Uomini Lettori di Blog (N=2,326).

 

 

Donne

Uomini

Rispondenti totali

1.791

2.326

Età Media

22

27,1

Rispondenti d’età compresa tra i 18 e i 24 anni

563

520

Hanno più di un blog

40,5%

33,3%

Commentano solo “quando hanno qualcosa di rilevante da dire”

56,7%

49,9%

Leggono blog “perché hanno un legame d’amicizia con l’autore/autrice”

40,4%

23,9%

Per chi scrivi? Per me

74,6%

55,2%

Che argomenti tratti nel tuo blog? “Amore/Sentimenti2

38%

14.8%

Qual è l’ispirazione per I tuoi post? 'Episodi di Vita Reale'

81%

53,6%

Che argomenti tratti nel tuo blog? 'Politica'

31,5%

42,2%

Che argomenti prediligi nei blog altrui? 'Politica”

31,3%

55,7%

 

 

 

DIARIO APERTO: CRITICHE E RIFLESSIONI

 

Come abbiamo visto nella precedente sezione, tra chi ha a che fare con i blog, la gente interessata alla politica nazionale  è molta meno di quella  che si interessa a storie riguardanti le esperienze personali – e, nello stesso tempo, abbiamo anche visto come le donne siano meno affascinate a questo tema rispetto a quanto lo sono gli uomini.  Questa situazione delinea un fatto ricorrente: la distanza tra queste persone che scrivono o leggono blog e la sfera pubblico-politica.

 

Carlo Formenti, giornalista e studioso italiano, ha scritto alcuni commenti in seguito alla presentazione dei dati di DiarioAperto e all’interpretazione che abbiamo fornito (Milic, Marchetto, Costa 2007). In quel documento, abbiamo proposto una lettura del comportamento online delle blogger donne similare a quella che state leggendo in questo breve saggio: forse solo più embrionale dato che si trattava di un lavoro “a caldo” sui dati.

 

Nella nostra visione, le considerazioni di Formenti possono essere viste come rappresentative di un’opinione ricorrente nei media mainstream e in alcuni blog maschili di sinistra. Herring (2004b) dipinge un dibattito riguardante gli Stati Uniti che pensiamo sia simile alla discussione italiana riguardante i blog: "chi commenta i blog, incluso chi i blog li scrive, contribuisce a riprodurre nella blogosfera una gerarchia di genere e età, dimostrando ancora una volta che anche una tecnologia senza barriera all'entrata (non solo economiche, ma anche di utlizzo) - e con grosse speranze rispetto al suo uso -  non può garantire un esito socialmente equo in una società che continua ad accettare valori gerachici". Da un editoriale scritto per il Corriere della Sera e dal suo blog, Formenti ha portato queste critiche alla nostra interpretazione delle donne blogger:

 

“Ma perché i curatori, invece di fare due più due, tessono le lodi della blogosfera rosa, attribuendole il ruolo di avanguardia di una rivoluzione culturale che condurrà inevitabilmente verso la personalizzazione e il tramonto dell’informazione professionale? La risposta, a voler essere cattivi, sta meno nell’entusiasmo “femminista” per il presunto “empowerment” di un esercito di “massaie di Voghera online” e assai più nella potenzialità commerciale della ricerca.” (Formenti 2007a).

 

Formenti critica il fatto che i ricercatori di DiarioAperto supportano "il trionfo della vocazione alla chiacchiera riguardante la pretesa informativa e contro-culturale di blogger istruiti e politicizzati" (Formenti 2007a).

 

Nella  sua visione, stiamo liquidando l'importanza del dibattito riguardante la politica in atto tra i blogger e stiamo valutando acriticamente i profili dei blogger, dove le storie personali e interpersonali hanno una certa rilevanza. Il punto di vista di Formenti, anche se qui critica direttamente la nostra ricerca, può essere considerato molto simile a quelli di altri blogger italiani molto famosi e di saggisti che trattano di blogger come, per esempio, Giuseppe Granieri (2004 e 2005). Granieri, in particolar modo, anche se ammette che alcuni blogger siano meno interessati alla politica di altri (2004:4), vede i blog e il loro linkarsi reciproco come pietre angolari di nuove pratiche discorsive capaci di creare un nuovo "modello di democrazia" (2004:5).

 

Come abbiamo visto, i dati riportati da DiarioAperto nella precedente sezione e molti altri studi confermano la preminenza a livello quantitativo dei contenuti dei blog che si basano su quanto Formenti distingue come "chiacchiere" e "personalizzazione" dei contenuti.

A questo proposito Herring e altri identificano tre tipologie basilari di “generi” di blog: blog di filtro, indipendenti dalla personalità del blogger (legami con gli eventi del mondo esterno, orientati al networking e agli eventi online, etc); contenuti personali, prodotti dall’interno (i pensieri dei blogger e le esperienze personali), e i k-log (knowledge-log), depositari di informazioni e osservazioni incentrati principalmente sulla tecnologia.

Nei loro studi sui blogger americani affermano: "Sebbene i blog di filtro, dove gli autori linkano e commentano contenuti di altri siti web, siano ritenuti da ricercatori, giornalisti e membri della blogosfera il prototipo del blog, i blog del nostro campione sono marcatamente di tipo personale-diaristico (70,4%)".

Successive argomentazioni di Herring (2004b) indicano un legame tra il genere, l'età degli autori e le tipologie di blog. Scrivono: "la tipologia diaristica è dominata da ragazze  adolescenti (e preferita da esponenti del sesso femminile in generale), mentre gli adulti maschi predominano nella creazione di blog di filtro – filter type - (per esempio quelli orientati all'attualità, news e politica) e k-blog. Come abbiamo visto questi paradigmi si ripropongono nei dati di DiarioAperto dedicati alle donne.

 

La conclusione di Herring è che l'attenzione selettiva di molti opinion maker sui blog di filtro (e parzialmente anche k-logs) "riproduce distinzioni di età e di sesso attorno i blog come un artefatto culturale (200b)”. E aggiunge: "difficilmente è una coincidenza che queste pratiche replichino i valori comportamentali adulti maschi istruiti, e rendano meno visibili i comportamenti associati ai rappresentanti di altri gruppi demografici".

Il case-study italiano di DiarioAperto conferma questo trend generale riguardante le interpretazioni dei blog in chiave gerarchica-maschile. Come per il contesto delineato da Herring, è importante notare come i blog stiano democratizzando le discussioni di interesse pubblico dato che c'è una redistribuzione di autori tra le donne e tra i giovani che, come accenniamo nella prossima ultima sezione, sono sotto rappresentati nella politica italiana.[4]

 

 

 

I BLOGGER COME CANTASTORIE POSTMODERNI

 

L’Italia è ben nota per dare poco spazio alle donne sia nella sfera politica che nelle posizioni di potere nei media. (Cacace et altera 2006 e cf. Partiridge 1998: 122-127, Boeri e Del Boca 2007). Inoltre, il nostro Paese sembra totalmente incapace di rappresentare i giovani all'interno della politica, dell'accademia, del mercato di lavoro. Alcuni sostengono che l’Italia sia affetta da una particolare patologia: la gerontocrazia (Israeli 2005, Povoledo 2006, Rizzo and Stella 2007, Sofri 2006, The Economist 2007, Violante 2006).

 

Abbiamo visto nelle sezioni precedenti come le definizioni dei blog e l'attenzione prestata dai ricercatori e dai giornalisti in Italia circa i generi maschili specifici di blogging (blog di filtro e k-log) sia in profondo contrasto con quella che è la realtà della blogosfera italiana, dove donne e giovani in particolare, basano la propria presenza online sulle esperienze di vita  quotidiane e sui tracciati narrativi iper-personali. Questo contrasto potrebbe replicare, in termini di cultura digitale, lo stesso spartiacque presente nel modello sociale italiano: contenuti numericamente in forte minoranza ricevono una maggiore rappresentazione e mediatizzazione.

 

Allo stato attuale non c’è nessuna evidenza che alcuni gruppi sociali (come teenager e donne, per esempio) siano consapevoli, esprimendosi attraverso le forme diaristiche, delle potenziali implicazioni “politiche” di tale attività. Ma

è interessante notare come Thompson (2005) evidenzi che quando analizziamo il conflitto politico all'interno dei mezzi di comunicazione, dovremmo mettere a fuoco, che cosa realmente “esiste” e su che cosa non esiste” nelle rappresentazioni mediatiche.

 

Thompson scrive: “Il dominio pubblico... è diventato un complesso spazio di flussi di informazione in cui le parole, le immagini e il contenuto simbolico competono per l'attenzione come gli individui e le organizzazioni tentano di farsi vedere e sentire... Raggiungere la visibilità tramite i media è ottenere un tipo di presenza o riconoscimento nello spazio pubblico, che può aiutare a richiamare l'attenzione sulla situazione di qualcuno o a avanzare la causa di qualcun altro” (Thompson 2005: 49, nostra traduzione).

 

Ragionando sulle analisi di Thompson, dovremmo evitare di sottovalutare la valenza politica del pensiero narrativo nel blogging italiano. Questi testi prodotti in particolare dalle donne e dai giovani stanno evidenziando le sfaccettature delle vite dei cittadini. Questi testi sono letti da alcune dozzine individui che gravitano attorno ai contenuti di un blog; individui che interagiscono con i contenuti perché orientati e spinti, per esempio, da motori di ricerca come Google. Testi come un post o un commento stanno sempre più interconnettendo le persone nel panorama mediatico sia in Italia che nel resto del mondo. La “nuova” socialità ruota attorno alla dimensione narrativa.

 

Nel 1932 il pensatore tedesco Walter Benjamin pubblicò il saggio “The Storyteller” dove descrive le caratteristiche principali di quello che comunemente chiamiamo “l’arte di raccontare le storie”. Lo storyteller delinea la propria narrazione riformulando esperienze e conoscenze modellandole con forme artigianali. La sua fonte è la cultura orale.

Ogni storia è aperta all'interpretazione, contiene qualcosa di utile; è, sia per chi la racconta che per gli astanti, una vera e propria esperienza relazionale e comunitaria.

 

Lungi da noi l’idea di fare un immediato parallelismo tra lo “storyteller” di Benjamin; troppe le differenze che separano i due immaginari. In primis la distanza tra la performance orale del narratore classico e la parola scritta che scorre sullo schermo dei personal computer. Ma è indubbio che i punti di contatto siano piuttosto interessanti: l’arte del narrare è l’arte di una soddisfazione dell’aspettativa dell’astante a partire dalla propria esperienza personale. Da un commento sagace sulla propria professione all’ultimo acquisto di un prodotto di cosmesi, dalla narrazione dell’ultimo amore conquistato al racconto di un itinerario domenicale, i blogger condensano la relazione con l’audience rimodellando artigianalmente e narrativamente il proprio quotidiano.

 

 

Un pubblico è indispensabile in entrambi i casi: che sia il maniscalco nel piccolo villaggio medioevale o un neolaureato che passa da un blog all’altro mentre cerca lavoro, poco importa. Entrambe le attività sono un'esperienza dalla dimensione intersoggetiva molto forte. Entrambe richiedono una piccola comunità di attitudini di riferimento con la quale interagire e negoziare i significati.

 

 

Il parallelo con Benjamin è molto utile per tre principali motivi:

 

a)                     Secondo Benjamin la modernità vede la scomparsa dello “storyteller”. Viene sostituito dalla stampa, dal giornalismo, dalla nascita del genere romanzesco. All’esperienza della gracilità del corpo, estremamente personale, si sostituì l’incedere pesante della macchina (è evidente in Benjamin il riferimento alle Guerre Mondiali). In questo panorama non è difficile individuare nei narratori (e soprattutto nelle “narratrici”) post-moderni una sorta di “fragile corpo” contrapposto ai grandi network dei media, alla politica e al giornalismo di professione. E’ una sorta di presa di coscienza e di riproposizione del valore intimo della narrazione.

 

b)                     Utilizzando la chiave di lettura suggerita da Benjamin, possiamo rispondere alle domande che molti internauti ci hanno rivolto nel corso della fase preliminare della ricerca: è reale l'esperienza interattiva del blogging? Come è connessa alla realtà? Le parole dello storyteller non stanno riproducendo perfettamente la realtà. Le parole non ricreano la vita quotidiana. Sta nel potere del narratore la trasfigurazione del reale, il celare e il mostrare eventi ed emozioni.

 

c)                     Siamo profondamente convinti che i blog stiano dando risalto ai dilemmi delle nostre democrazie. Come gli storyteller, i blogger sono impegnati in un’interazione costante con un piccolo pubblico di astanti. Le loro pratiche hanno un successo enorme proprio per questo motivo: pratiche pensate per pochi, non per molti - e così non ci appaiono affatto colpiti da “autismo elettronico”. Su questi blog l’individuo è innestato in un percorso completamente distante dalle logiche comuni della processazione culturale, che lo vedono spesso e volentieri come “componente di una massa”, membro “grande pubblico” o ritratto acriticamente come partecipante alla “grande conversazione” dei blog. Abbiamo già convenuto che questo tipo di pratica intimo-narrativa comunitaria sia in realtà profondamente politica perché prevede un processo soggettivo di identificazione (con la storia e con il performer) molto forte. Il dilemma non risolto quindi è, da una parte, la capacità per le istituzioni di una società di massa di interagire e riconoscere l’importanza dell’”esperienza personale” come “fare politico”, dall’altra, l’opportunità da cogliere da parte dei blogger l’opportunità di comprendere e prendere consapevolezza del proprio ruolo “politico”

 

 

CONCLUSIONI

 

I dati della nostra ricerca confermano le tendenze generali proposte da molti studi quantitativi in altri Paesi sull’attività di blogging. Abbiamo suggerito come “i fatti della vita” degli individui possano permettere una dimensione intersoggettiva molto forte tra i partecipanti alla conversazione online con l’instaurazione di relazioni di potere tra autore e “audience”. Ciò nonostante, giornalisti e ricercatori tendono a porre la propria attenzione esclusivamente ai soli blog che seguono il filone dei cosiddetti “blog di filtro” direttamente incentrati sulla politica dei partiti e delle istituzioni: l’attenzione di questi opinion leader svaluta e nasconde quella che è invece l’attività primaria del blog che è raccontare la vita quotidiana. E’ l’attività degli storyteller in rete, in maggioranza giovani e donne, che fanno degli episodi della vita di tutti i giorni, la tematizzazione principale di ogni loro contenuto.

Questa tendenza, descritta da Herring per gli Stati Uniti, appare come essenziale all’interno dei processi mediatici italiani profondamente discriminanti rispetto al genere e all’età.

Utilizzando e reinterpretando la cornice d’analisi di Thompson, per cui la visibilità mediatica è strettamente interconnessa a logiche di potere, abbiamo messo in luce come molti blogger stiano facendo capolino quotidianamente nella sfera di un numero crescente di cittadini. Si presentano alla propria audience come piccola comunità di attitudini e, per citare Benjamin, come “fragile human body”. Come dei cantastorie contemporanei molti blogger stanno mettendo a nudo il grande dilemma della rappresentatività delle nostre istituzioni politiche.

Ulteriori ricerche possono chiarire come i blog, in quanto facenti parte  di una vasta gamma di servizi telematici oggi presenti (social network, Meetup, instant messenger, voip, email...), possano venire sfruttati per incidere sulla politica dei partiti e delle istituzioni. Ulteriori approfondimenti dei dati di DiarioAperto, a proposito dei consumi e del nuovo potere dei consumatori-blogger nell'arena mediatica, possono illuminare dinamiche politiche pervasive delle nostre società come quelle che riguardano il rapporto tra aziende, comunicazione, prodotti di consumo e le narrazioni delle esperienze dei cittadini sui blog.[5]

 

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI WEB

 

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Woolf, V. (1981). A Room of One’s Own. New York: Harcourt

 

 

 

BIOGRAFIE

 

 

 

Enrico Maria Milič

Ha 31 anni ed è di Trieste. Al momento è consulente per Swg sulle strategie e la ricerca nella comunicazione on-line, con particolare riferimento alle comunità virtuali. Nel 2000 ha co-fondato StudentiMediaGroup, l'azienda dei new media che è diventata il più importante network editoriale on-line rivolto al target sotto i 30 anni in Italia. Come giornalista, ha collaborato con siti, riviste e quotidiani nazionali.

I suoi interessi accademici, visto il background di studi antropologici in Italia e in Gran Bretagna, riguardano l'appartenenza politica, il ruolo delle emozioni nella costruzione dell'identità e, ovviamente, le motivazioni dei cittadini alla partecipazione in rete. Ha scritto per riviste accademiche internazionali.

 

 

Enrico Marchetto

Ha 32 anni, vive e lavora a Trieste. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione con una tesi di ricerca sull'identità e la relazione sociale online e negli anni, continua il proprio percorso all'interno dell'Università di Trieste come Cultore della Materia in Sociologia dei Processi Culturali.

Fondatore di Undicom.it, la prima community italiani per gli studenti e i professionisti della comunicazione, comincia a collaborare come redattore e content manager per alcuni portali italiani.

Attualmente si divide tra il Project Management per Noiza (azienda IT di Trieste) e l'attività di formazione per Iulm, Università di Trento, Università di Trieste.

Dal 2006 collabora con il gruppo Swg alle attività di ricerca online.

Lascia molte tracce di sé in rete, dedicandosi con discreto cinismo al suo blog (www.edtv.it)

 

Roberto Costa

Nasce a Genova nel 1964. Si laurea nel 1990 in Scienze Politiche con una tesi in statistica. Nel 1988 inizio a lavorare con Swg come ricercatore. Nel 1994 entra all'Istituto Nazionale di Statistica. Nel 2001 ritorna a collaborare con Swg, prima come responsabile del reparto EDP e dal 2006 come responsabile di Swg Online Research, il dipartimento che si occupa dello sviluppo delle indagini via web.

 



[1] Va notato come, a differenza di una certa mitologia che circola a proposito del potenziale politico dei blog ‘da soli’, il racconto di Joe Trippi  (2004), manager della nota campagna di comunicazione politica in rete di Howard Dean, inquadri il peso dei blog nella sua stessa campagna elettorale come solo uno dei molteplici componenti della comunicazione on-line su cui la campagna si confrontò.

[2] Abbiamo calcolato queste cifre sapendo che Splinder contava in maggio 2007 ‘più di 300 mila blog aperti’ e che era visitato mensilmente da almeno 5 milioni di utenti (Lo Jacono 2007: 5, nota a piè di pagina). Roberto Lo Jacono di Splinder dichiara che in queste cifre vengono considerati ‘blog attivi’ circa il 20% del totale dei loro blog. Mentre è chiaro che ‘blog aperti’ non corrisponde a ‘blog attivi’, dall’altra parte dobbiamo ricordarci come il totale dei visitatori è generato anche da motori di ricerca come Google che possono condurre i navigatori su blog che non sono considerati attivi. Cionondimeno pensiamo che la nostra deduzione possa fornire una buona idea generale della quantità media di visitatori per blog

[3] Per un quadro più completo del panorama comunitario dei blog, consigliamo di leggere il capitolo degli “Appunti” sul sito www.diarioperto.it , dedicato al rapporto tra blog e consumi, soprattutto rispetto alle implicazioni tra “narrazione” e comportamento d’acquisto. Studiosi come Appadurai (1996) e Baudrillard (1970) hanno eletto questi aspetti a caratteristiche dominanti delle identità delle persone nelle società occidentali e ipotiziziamo che un'analisi più serrata sul rapporto tra consumi e capacità politica di criticarli e sceglierli da parte dei cittadini potrebbe dare nuove analisi interessanti.

[4] Sul caso delle critiche da Formenti e sulla lettura gerarchica dei blog, possiamo vedere un interessante parallelo nell'analisi antropologica di Doostdar  (2004: 660, nostra traduzione). Quest'ultima propone che, nel dibattito presente sui blog in Iran, ci sia uno scontro frontale tra egemonie e contro-egemonie: c'è “una classe intellettuale che vede la sua autorità linguistica e culturale minacciata dalla 'volgare' pratica dei blogger e una disparata classe di non intellettuali che critica alle fondamenta questa autorità”.

[5] A tal proposito, va ricordato come Appadurai (1996) e Baudrillard (1970) abbiano indicato il consumo come l’indice più rilevante nella costruzione delle identità all’interno delle società occidentali. Che implicazioni politiche ha questa riflessione? E, nel nostro caso, come vanno a incidere le esperienze narrate dai blogger in termini di resistenza e critica al potere del marketing aziendale e della distribuzione dei prodotti?

Commenti
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Scritto da markuslisqe il 2009-01-22 19:06:55
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Ultimo aggiornamento ( Mar 05 Febbraio 2008 )
 
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