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NEI TERRITORI. La fine del ruolo centrale e attrattivo del centrosinistra nel locale? Stampa E-mail
Scritto da Rado Fonda
Lun 06 Luglio 2009
 


 

I RISULTATI delle ultime elezioni amministrative hanno espresso un verdetto inequivocabile, ovvero la sonora sconfitta delle formazioni di centrosinistra. I Comuni capoluogo sono passati dal 25 a 5 per il centrosinistra a uno striminzito 16 a 14, mentre le province erano 50 a 9 per il centrosinistra per diventare 34 a 28 a vantaggio del centrodestra. Dal punto di vista della rilevanza politica si tratta di un’evoluzione decisamente più negativa, per Pd e dintorni, rispetto a quella registrata nelle consultazioni di carattere nazionale.

Le elezioni locali sono state sempre le occasioni in cui il centrosinistra ha dato il meglio di sé.
Anche in periodi in cui non brillava sul piano della politica nazionale, nelle consultazioni comunali e provinciali riusciva a far valere il proprio radicamento territoriale (in gran parte ereditato dal PCI) e la qualità delle proprie candidature. Cosa non ha funzionato questa volta? Si tratta di un incidente di percorso o è il segnale dell’inizio del declino della supremazia del centrosinistra nell’ambito locale?

L’analisi della questione pone l’attenzione su due diversi fattori:

1 L’influenza del clima negativo nazionale. La crisi di consenso che pervade il centrosinistra  dalla fine del 2006 ha prodotto una notevole erosione di voti con variazioni negative registrate sia alle politiche ’08 che alle recenti Europee. Inevitabilmente ciò ha inciso anche sui comportamenti degli elettori chiamati a esprimersi alle Provinciali e alle Comunali. Aldilà delle dinamiche locali una quota consistente di elettorato basa la propria scelta di voto sulle preferenze tra i partiti e quelli attualmente più in salute sono nel centrodestra (Pdl e Lega Nord), oltre all’Italia dei Valori che però è di consistenza inferiore. In effetti, confrontando elezioni comunali ed europee nel 2004 emergono divergenze molto più ampie tra i risultati delle due elezioni negli stessi comuni, mentre questa volta i dati relativi alle due consultazioni sono più allineati (pur mantenendo una certa differenza).

2 Le candidature e le classi politiche locali. Dalla riforma delle leggi elettorali comunali, provinciali e regionali dei primi anni Novanta è diventata centrale, nelle elezioni locali, la rilevanza dell’appeal personale dei candidati e la loro capacità di attrarre voti anche dall’esterno della propria area politica di riferimento. L’importanza di questo aspetto nasce soprattutto dal fatto che nella storia politica italiana i partiti si sono dimostrati incapaci di incassare quantità estese di consensi da aree politiche avverse, limitandosi a coltivare e mobilitare i propri bacini. Una maggiore mobilità si è verificata soltanto in occasioni in cui alle elezioni comunali soprattutto, ma anche regionali e, in misura minore, provinciali, candidati particolarmente prestigiosi hanno incamerato consensi tradizionalmente appannaggio dello schieramento avverso. Nella maggior parte dei casi ciò è avvenuto a vantaggio degli esponenti del centrosinistra, principalmente per due motivi. Innanzitutto perché tale schieramento è riuscito a mettere in campo personalità di migliore qualità, ma anche perché la natura stessa dell’elettore del centrodestra (secondo gli esiti di diverse ricerche) lo vede meno fedele al proprio polo, più incline ad apprezzare le figure dei leader e quindi maggiormente disponibile a “saltare dall’altra parte”, seppure soltanto temporaneamente.  

In questa tornata elettorale l’effetto candidato sembra essersi affievolito. Prendendo in esame le elezioni in 15 Comuni capoluogo (soffermandoci dunque sulle elezioni comunali nelle quali l’incidenza delle caratteristiche personali è normalmente più accentuata), distribuite geograficamente (5 al nord, 4 al centro e 6 al sud) e relativamente ai rapporti di forza (8 in mano al centrosinistra e 7 al centrodestra), rileviamo come tra il 2004 e il 2009 si siano ridotti drasticamente i “valori aggiunti” portati dai candidati.
Abbiamo preso in considerazione la differenza tra il voto (contemporaneo) alle elezioni comunali e quelle europee (in termini di scarto tra i candidati ovvero tra gli schieramenti), sia nel 2004 che nel 2009. Il miglioramento del risultato alle Comunali rispetto alle Europee misura, in maniera indicativa, il surplus di consensi che il candidato sindaco riesce a raccogliere rispetto ai partiti che lo sostengono. Naturalmente non tutta la differenza è prodotta dall’effetto candidato, ma possiamo supporre che una parte consistente di essa lo sia. In 12 casi su 15 il maggiore scarto verificatosi alle elezioni comunali rispetto alle Europee si riduce (in media da +13,8 a +5,7). Le eccezioni sono rappresentate da Bergamo, Biella e Brindisi dove si è avuto un leggero incremento del surplus alle comunali. In due terzi dei casi presi in esame è stato il centrosinistra ad andare meglio alle comunali al confronto con le europee.
Occorre segnalare, tuttavia, che il calo del “valore aggiunto” riguarda anche il centrodestra, seppure in misura più contenuta. Le possibili spiegazioni di questo mutamento devono necessariamente essere scomposte per area geografica.
Al nord il PD ha presentato molte candidature solide con un elevato gradimento espresso anche dall’elettorato del centrodestra, ma tale gradimento non si è tramutato in consenso e quasi tutte queste personalità sono rimaste sconfitte. Evidentemente la forza attrattiva di cui dispone la Lega Nord attualmente ha impedito quelle consistenti migrazioni di voti del centrodestra, di cui il centrosinistra aveva disperato bisogno per colmare il ritardo di voti ai ranghi di partenza.
Al confronto, 5 anni fa il Carroccio fu molto più debole, oltre al fatto che si presentò in autonomia, spesso senza chance di vittoria.
Le regioni “rosse” fanno discorso a sé in quanto in questa zona sono sempre stati i partiti a fare la parte del leone e l’effetto personale delle candidature era limitato.
Al Sud si registrano le variazioni maggiori. Nel meridione si sta consumando una profonda crisi nel rapporto tra i cittadini e le classi dirigenti della politica.
Mediamente risultano piuttosto bassi i dati sul gradimento degli amministratori in carica ed è molto diffusa la sfiducia nelle capacità della politica di risolvere i gravi problemi delle realtà locali.
La credibilità dei politici è erosa dai ripetuti scandali giudiziari che hanno coinvolto soprattutto le leadership campane, abruzzesi, calabre, lucane e siciliane. Appare dunque difficile per qualsiasi candidato, in un clima del genere, ottenere dosi massicce di consenso personale come era avvenuto in passato.
Il centrosinistra riesce dunque ad esprimere ancora numerose candidature di spicco, anche se forse non del livello dei big degli anni passati (pensiamo a Veltroni, Cacciari, Bassolino, Illy ecc.), ma la loro resa è limitata dall’attuale situazione politica. Appare dunque difficile, o almeno prematuro, parlare di un’inversione del trend riguardo alle elezioni locali. Esiste però un’altra prospettiva della questione che potrebbe rivelarsi meno temporanea. Si tratta del debole radicamento territoriale dei partiti di centrosinistra. Il PD, in particolare, ha rarefatto il contatto con le realtà locali perpetuato in passato da DS –PDS e ancora prima il PCI. L’elettorato spesso non trova un riferimento nelle classi dirigenti, gli stessi esponenti locali dei Democratici risultano poco noti o percepiti come lontani.
Di conseguenza il PD fatica a entrare in sintonia con le esigenze della gente che dovrebbe rappresentare. Al nord soffre la forte concorrenza della Lega maestra nell’interpretazione dei bisogni del territorio. Al centro l’elettorato PD si mostra irritato dalla stagnazione e dal mancato rinnovamento di una classe dirigente logorata da decenni di incontrastato potere. Al sud infine si aggiunge la delusione per la caduta del mito della “superiorità morale” del centrosinistra. Il PD potrà quindi riconquistare il suo ruolo primario nelle competizioni locali riallacciando un solido legame con il territorio, attraverso un contatto stretto con l’elettorato che non si realizza solamente nelle occasioni delle elezioni primarie o nelle campagne elettorali, bensì costantemente in modo da poter reagire in tempo utile alle esigenze manifestate. Rimane inoltre fondamentale lo spessore delle leadership locali, non solo nella prospettiva di candidature future, ma come rappresentanti di classi dirigenti di prestigio.

Commenti
Veltroni..uomo di prestigio?
Scritto da Visitatore il 2009-07-19 15:17:40
Roma, 18 lug. (Apcom) - Walter Veltroni sta lavorando al testo di una proposta di legge sul conflitto d'interessi per stabilire l'incompatibilità tra le cariche pubbliche e il possesso di media. 
Walter Veltroni e il conflitto di interesse di Silvio Berlusconi..infatti;i casi di ineleggibilita sono indicati nel: 
Testo unico delle Leggi Elettorali D.P.R. 30 marzo 1957,n 361 e successive modifiche 
Disposizioni Generali 
Art. 10 
Non sono eleggibili inoltre  
1)coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere somministrazioni,oppure per concessione di autorizzazioni amministrative di notevole entita; economica,che importino lobbligo di adempimenti specifici osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse,alle quali la concessione o ;autorizzazione è sottoposta; 
2) i rappresentanti,amministratori e dirigenti di società e imprese volte al profitto di privati e sussidiate dallo Stato con sovvenzioni continuative o con garanzia di assegnazioni o di interessi,quando questi sussidi non siano concessi in forzadi una legge generale dello Stato; 
3) i consulenti legali e amministrativi che prestino in modo permanente opera loro alle persone e imprese di cui ai 2,vincolate allo Stato nei modi di cui sopra 
Nota mia: al punto 1) facile identificare la non eleggibilità di Berlusconi (convenzioni con lo stato per reti mediaset;al punto 3) banale identificare anche la non compatibilitad essere eletti delle persone che facevano parte della dirigenza della Fininvest.. 
ha mai letta la legge elettorale Veltroni ?,eppure sei stato eletto tante volte 
Walter Veltron Nato a Roma nel 1955,aderisce alla Federazione Giovanile Comunista Italiana,1976 al 1981 ,èstato consigliere comunale a Roma1987Deputato1988 Segreteria Nazionale del PCI1992-1996 Direttore de l'Unità1996 Vicepresidente del Consiglio dei Ministri,Ministro per i Beni Culturali1998 Segretario politico dei Democratici di Sinistra1999 Parlamentare Europeo,2001 Sindaco di Roma2005 Sindaco di Roma2007 Segretario del Partito Democratico; 
"Veltroni su Craxi " ..innovò più di Berlinguer... 
VERGOGNA Walter Veltroni sei di ostacolo all'emancipazione dei lavoratori che vivono sulle loro spalle il disagio del lavoro a termine e dell'erosione dei propri diritti fondamentali  
Si informa la dirigenza (sich!) del Partito Democratico che i Cittadini Italiani l'anello al naso non lo hanno mai portato e che ragionano con la propria testa quando non vi votano....Do Yuo Know Italian People ? 
Ciao 

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