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LA RIVISTA BIMESTRALE / Per discutere e approfondire i temi della politica contemporanea |
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Dal libro verde sul futuro del modello sociale ai comuni |
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Scritto da Riccardo Cova
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Mar 23 Settembre 2008 |
La fase di stagnazione che attualmente vive l’economia nazionale sta generando nei cittadini una sempre maggiore preoccupazione: a rischio pare essere non soltanto la crescita economica e la competitività, ma anche la stessa tenuta sociale del Paese.
L’inflazione che ha raggiunto i suoi livelli massimi dal 1996, unita a un calo dei salari reali, a una crescita economica vicina oramai allo zero e a un precariato lavorativo sempre più diffuso, induce gli italiani a porre le tematiche del welfare al primo posto tra i temi prioritari.
La fiducia dei consumatori decresce, assieme al timore di ulteriori peggioramenti delle condizioni di vita nei prossimi mesi: gli italiani alle istituzioni pubbliche chiedono protezione contro le incognite della fase incerta che il Paese sta affrontando. Si tratta di uno dei tanti aspetti, delle molteplici sfaccettature entro cui si declina il più generale bisogno di sicurezza: una sicurezza che significa diritto all’incolumità fisica rispetto alla criminalità, ma anche (e per certi versi, forse, di più) garanzie contro le incognite del mercato, contro la possibilità di perdere o di non trovare lavoro, di essere sfrattati o (per i giovani) di non riuscire a rendersi autonomi dalle famiglie d’origine, contro la prospettiva di non potere usufruire in futuro di un trattamento pensionistico adeguato, o di non avere l’opportunità di ricevere cure gratuite da parte del sistema sanitario nazionale. E’ in questo quadro, di una popolazione non certo ottimista sul futuro, che si colloca il progetto di riforma del welfare abbozzato dal Ministro Maurizio Sacconi sotto il nome di “Libro Verde sul futuro del modello sociale”. In questa relazione analizziamo i dati scaturiti dalla rilevazione quantitativa nazionale su un campione di 2.000 italiani, confrontandola costantemente con gli obiettivi e gli intendimenti del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali.
I risultati delle nostre ricerche mettono in luce le difficoltà sociali presenti in Italia. In particolare osserviamo che:
➢ ai Comuni, più che agli altri livelli territoriali, è assegnato dai cittadini un ruolo molto importante nei servizi sociali. Si richiedono “servizi di prossimità”, vicini alle esigenze concrete dei cittadini e facilmente malleabili in base alle specificità dei diversi territori
➢ vi è un diffuso bisogno di miglioramento e potenziamento dei servizi offerti dai Comuni, per quel che riguarda i servizi sociali, per l’infanzia, per la terza età, per la casa
➢ vi è una accentuato bisogno di una seria politica di informazione sui servizi sociali rivolta ai cittadini, capace di potenziare le forme di conoscenza dei servizi, specie tra le fasce più povere e deboli
➢ gli italiani si dimostrano sostanzialmente scettici sull’opportunità di un’eccessiva apertura del welfare system al mercato privato: è possibile una positiva integrazione tra enti pubblici, volontariato e associazionismo (e infatti un buon numero di cittadini dice di dedicarsi personalmente a tali attività), ma l’opinione pubblica si rivela contraria all’introduzione dei principi di mercato anche nel campo dell’assistenza
➢ la popolazione richiede particolare attenzione ai più giovani, agli adolescenti, e ciò è il chiaro sintomo di un sistema sociale che fatica a riprodursi
➢ emerge con forza la richiesta di aumentare la disponibilità di posti negli asili nido e di abbassare il costo della relativa retta mensile
➢ si richiede, per quanto riguarda l’assistenza agli anziani, una migliore collaborazione tra i servizi sociali e la sanità
➢ cresce la percezione di presenza di situazioni di povertà nel Paese. Gli italiani, tra le altre cose, chiedono misure contro gli affitti eccessivi (è auspicato, per esempio, il ritorno all’equo canone), un maggiore impegno nelle politiche di formazione professionale, e un reddito minimo per chi è povero o resta senza lavoro.
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Ultimo aggiornamento ( Mer 07 Gennaio 2009 )
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Scritto da red
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Mer 07 Luglio 2010 |
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"Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica". E' quanto afferma Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera.
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Scritto da red
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Mer 07 Luglio 2010 |
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Ma come si può spiegare che cosa non ha funzionato in questa nuova stagione politica per Berlusconi? Che cosa gli ha impedito di governare con una certa stabilità avendo dalla sua numeri parlamentari mai goduti da nessun'altra maggioranza. Avendo un'opposizione debole e scoraggiata. Godendo dell'iniziale non ostilità di una parte importante del mondo economico, industriale, sindacale, culturale e persino di una parte della magistratura poco incline alle parole d'ordine dell'estremismo giudiziario.
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Scritto da red
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Mer 07 Luglio 2010 |
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Dice Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, parlando di Berlusconi: "La realtà (è quella) di una leadership palesemente in difficoltà. Con un Pdl lacerato, come si è visto plasticamente nel duello tra Gianfranco Fini e Sandro Bondi. Con la Lega che per la prima volta, conseguenza avvelenata del caso Brancher, sembra smentire l’infrangibile solidità dell’asse d’acciaio tra Bossi e Berlusconi. Con le Regioni del centrodestra in rivolta. Con la conduzione caotica e frenetica del ddl sulle intercettazioni. Non è un complotto: è la fotografia di una coalizione confusa e nevrotizzata". Ma si può parlare realmente di una crisi del berlusconismo?
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