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La chiesa e il centrosinistra: un rapporto sempre a distanza? |
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Scritto da Enzo Risso
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Ven 25 Agosto 2006 |
Si è sviluppato, in questa calda estate, un dibattito sul rapporto tra Chiesa e centrosinistra. Due termini destinati a non incontrarsi? oppure esiste una eccessiva confusione tra le dinamiche della gerarchia ecclesiastica, con le sue spinte e simpatie politiche e la fede, l'essere cattolici.
Rutelli parla di un ritorno ad una chiesa di popolo. un fenomeno che diventerà vasto nei prossimi anni, anche se apolitico. E' condivisibile l'ipotesi di Rutelli, oppure ci troviamo di fronte a un mutamento molto più vasto, in cui si intrecciano i vuoti lasciati dalla politica (i vuoti di sogno, speranza, futuro, risposte), con l'esigenza di cercare di trovare risposte a una società (capitalistico-consumistica) che offre sempre meno? ci troviamo di fronte, cioè a una sfida per il futuro. A una sfida di quale tipo di società vogliamo costruire e in cui vogliamo vivere. E se questa è la sfida, il problema non è la chiesa di popolo, ma le tante risposte che i diversi soggetti possono e devono dare. La chiesa fa la sua parte. E gli altri...
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una fede tante scelte politiche Scritto da Nicola il 2006-08-28 18:32:46 L'idea che dalla fede discenda una sola scelta politica è sbagliata. Nella Chiesa vivono diverse tensioni e il cattolicesimo italiano per tradizione è pluralista. La domanda da porsi è: il cattolicesimo democratico, tradizionalmente schierato a sinistra, è capace di reinterpretare profeticamente il suo ruolo in una società a capitalismo maturo, per sua natura molto complessa e di difficile governo? Come può trarre dal suo ricco patrimonio ideale soluzioni efficaci ed avanzate sotto il profilo socio-economico? Come fa ad evitare il pericolo incombente dell'intransigentismo del tipo: l'evidenze etiche che travolgono il reale? | la farsa che deve finire Scritto da Antonio il 2006-08-29 22:16:52 condivido pienamente quanto Nicola scrive a proposito di fede e scelte politiche. Ne deriverebbe un impegno che politici credenti e religiosi che vogliano essere seri e corenti con la propria fede avrebbero già dovuto assumere da lungo tempo: eliminare la farsa dei partiti che pretendono di dichiararsi "cristiani". vi è una sola "Istituzione cristiana", la Chiesa (o, se vogliamo, le Chiese). Così come "cristiano" si definisce il credente in Cristo, non le "cose" che egli fa. La bella lezione di Jacques Maritain, profondamente credente e fortemente impegnato nella Francia del suo tempo, continua ad essere ignorata: Nelle realtà terrene, siamo chiamati ad agire "da cristiani", non "in quanto cristiani". Proprio perchè essere cristiani non può essere ridotto per esempio alla scelta tra "destra" e "sinistra": in ambedue gli schieramenti possono esservi cristiani cui è richiesta una cosa sola: la coerenza con la propria fede, senza strumentalizzazioni. | Scritto da Visitatore il 2006-09-01 13:47:17 D'accordo. Allora smettiamola anche di dichiarare tutti indistintamente "musulmani". Chiamiamoli iraniani, filippini,arabi etc. | Scritto da Visitatore il 2006-09-01 13:49:47 P.S. Caro Antonio, aggiungo un dettaglio che forse ti è sfuggito: l'islam radicale ha come obiettivo l'eliminazione dei cristiani IN QUANTO TALI. | Scritto da Gianna il 2006-09-04 18:16:01 Io credo, ed ho sempre creduto in uno stato laico, dove ogni fede abbia diritto di cittadinanza ma nell'ambito, appunto, di fede, religiosità, istanze dell'anima di ciascuno. Non credo che l'ingerenza della chiesa cattolica (nè di qualsiasi altra) faccia bene alla politica di uno stato, non credo che il richiamo ai "principi cattolici" in occasione di leggi o referendum debba dare la linea. Ci sono leggi alle quali un vero cattolico non ricorrerebbe mai (aborto, divorzio) ma lo stato è di tutti, anche dei non credenti e quindi, come dice il Vangelo "date a Cesare ciò che è di Cesare ..." senza tante ipocrisie. Forse così non ci sarebbero fraintendimenti, avremo più veri credenti e meno opportunisti. | Scritto da giacomo il 2006-09-06 23:34:17 Credo che uno Stato moderno debba porre una barriera di fronte al risorgere di ogno tipo di confessionalismo religioso.La fede,qualsiasi essa sia,é e deve restare un dato esclusivamente personale.In particolare ciò vale per le religioni monoteiste che di fatto pongono l'individuo in una condizione di subalternità psicologica prima e di condizionamento culturale in seguito.Il processo di secolarizzazione in atto produce deli effetti di ritorno che quanto maggiore é il peso del conservatorismo sociale tanto più attrae fasce culturalmente basse in fase di crisi d'identità di classe.Il caso italiano offre una panoramica di questa transizione.Il caso spagnolo del suo opposto.E la zavorra epocale é tutta a nostro sfavore!
| Scritto da Visitatore il 2006-09-07 17:51:55 Sono molto d'accordo con Giacomo, ma noto una vena di pessimismo che non condivido. In effetti, fortunatamente, già esistono "Stati veramente moderni che pongono efficacemente una barriera di fronte al risorgere di ogni tipo di confessionalismo religioso". Questi Stati riescono abbastanza efficacemente ad arginare la subalternità psicologica che tutte le religioni monoteistiche inducono nei cittadini credenti, in particolare sono particolarmente attive nel mantenere le giuste istanze di fede e religiosità nell’ambito strettamente privato (“veri credenti”), evitando che queste possano contaminare quello che è invece l’ambito pubblico e politico (date a Cesare ciò che è di Cesare), spazio questo non tanto delle persone credenti e non credenti ma quanto dello Stato veramente laico. Alcuni esempi, non esaustivi, a cui molti stati possono guardare nella speranza di un futuro migliore per tutti: Cina, Nord Corea, Indocina (Vietnam, Cambogia, Laos), Cuba……. | Scritto da Visitatore il 2006-09-08 12:22:26 A parte il commento ultimo qui sopra faccio presente ai precedenti che sono molto spiaciuta dover loro comunicare che lo stato laico in cui vivono oggi liberamente, potendolo criticare apertamente e fare politica contraria, al limite dell'anarchia, è nato sulle basi di rispetto e civiltà di un credo assolutamente e profondamente religioso :quello cristiano. Dall'anno 0 zero d.c. in poi. | un ulteriore spunto Scritto da Lorenzo il 2006-09-08 17:01:37 A mio giudizio, il dibattito sorto in questi ultimi tempi risulta fuorviante a causa delle logiche di consenso da cui non è riuscito ad emanciparsi. Il tema meriterebbe forse una riflessione più incentrata sulla natura delle contraddizioni con le quali si scontra chiunque lo affronti. Un buon punto di partenza potrebbe essere un testo uscito quest’anno per Einaudi: “La differenza cristiana” di Enzo Bianchi. Libro che ha entusiasmato, probabilmente in maniera eccessiva, il leader radicale Marco Pannella, del resto avvezzo a queste tematiche. Riporterò qualche frammento delle riflessioni contenute sebbene, come accade in queste situazioni, la selezione certo non farà giustizia del ragionamento dell’autore nel suo complesso, ma sarà piuttosto un espediente per dire alcune cose con parole ben più autorevoli di quelle che saprei esprimere di mio pugno. “La verità eccede sempre i credenti: questi la ricercano con una conoscenza sempre limitata, relativa, provvisoria, in attesa che si manifesti pienamente la Verità del Signore”. E’ dunque possibile una politica dei cattolici - e dei credenti in genere – in nome del credo stesso, che non travalichi il senso profondo della religiosità? La domanda si è cominciata a porre perché “per il Nuovo Testamento, e la Chiesa nascente, la verità è la persona di Cristo, mentre nella tradizione successiva essa diventa sempre più un complesso dottrinale”. Il rischio è forse quello di “un cristianesimo che preferisce essere declinato come ”. Ed è qui che insorge una delle maggiori contraddizioni che potrebbe tuttavia essere facilmente risolta in termini di “spazio vitale”: cives sono coloro che abitano lo spazio politico, credenti sono coloro che abitano la comunità di Dio. Un’ulteriore contraddizione è dunque il significato di Chiesa che oscilla – spesso per convenienza, pescando i privilegi di una, e dell’altra accezione – tra il suo significato istituzionale, e quello legato all’idea di comunità dei credenti. Quando è la prima accezione a prevalere “si costringe la Chiesa ad assumere nei criteri di intervento e nei metodi la logica della lobby, del gruppo di pressione”, e il rischio è tanto più grande per i cristiani, poiché “un pastore che faccia politica non lede la legge di una democrazia in cui la Chiesa è una delle tante realtà religiose, ma inocula nella comunità cristiana fermenti di divisione, perché la sua cura del gregge non è più cura di comunione”. E mentre all’orizzonte si profilano manovre concordatarie anche con presunti rappresentanti del mondo mussulmano – le vicende della consulta islamica dovrebbero rendere evidente la pericolosità e insensatezza di questa possibilità – risulta chiaro che semmai il problema è quello di cancellare il concordato esistente, liberando così reciprocamente Chiesa, e Stato. Concludo con le parole ancora di Bianchi: “nel nostro Occidente, in cui saranno sempre più presenti anche altre religioni, soprattutto l’Islam, questo confronto tra laici e cristiani diviene sempre più urgente e decisivo, non certo per una coalizione ad excludendum, ma per l’edificazione di una casa che sia davvero comune a tutti quanti la abitano”.
| Scritto da Giacomo il 2006-09-20 19:32:46 Ritorno sull'argomento dopo aver notato i successivi commenti al mio precedente.Non cerdo si tratti di anrchia ,né di distinguo formali. Non credere,vale in una società secolarizzata quanto il credere.Ringrazio colui che dice di essere d'accordo con me,salvo che gli esempi proposti,in particolare il Nord Corea,perfavore .....dittatura bieca,feroce ed idiota.Vorrei che si leggesse l'opera di Kim Il Sung padre padrone del paese e padre dell'attuale padre padrone.Da forca!No,se proprio si deve citare un modello anche se tale non é ;le democrazie del Nord europa,Finalandia,Norvegia,Svezia.Dove non esiste né culto della personalità pubblica e civile,né di quel cialtrume religiosoche contraddistingue il nostro contesto. Si per finire sono pessimista e se proprio dovessi propenderei per l'abolizione legale delle fedi monoteiste.Per me tra un fondamentalista cattolico,ebreo o musulmano non vi é alcuna differenza poché il loro desiderio é quello di modellare la società infunzione dei loro principi .Sono libero,voglio vivere libero e per fortuna la libertà di circolazione e di parola é ancora una realtà.Le confessioni sono il vero limite che il genere umano sceglie deliberatamente di seguire. | Scritto da Cristiana il 2006-09-22 11:55:00 La questione della fede come fatto eminentemente privato non esiste per un credente. Il Date a Cesare quello che è di Cesare non dice affatto vivi e lascia vivere, perchè è l'altra faccia del Date a Dio quel che è di Dio: e se qualcosa che Cesare chiede è contro Dio, cosa si fa? La presa di consapevolezza cristiana implica il DOVERE, non l'opzione, di guardare al mondo con occhi critici, che non vuol dire indottrinati ma consci della radicalità e dello scandalo del messaggio evangelico (che crede in un Dio risorto e vivente di carne, quindi concreto e reale e che ti interroga personalmente sulla tua vita, non in un insieme di graziose norme di buon vivere, come tanti sembrano credere)... di certo la differenza cristiana non sta nella negazione e riconduzione al privato dell'esperienza di fede. Quello che va ricordato è che il vangelo parla a tutti con voci diverse e che quindi l'importante non è avere l'urgenza di creare una posizione comune, ma la fiducia di interrogarci concretamente sui casi della vita e del mondo. Perchè se decidiamo che la vita pubblica non ci riguarda, "non diamo a Cesare quello che è di Cesare, ma lasciamo che a Cesare si dia quello che capiti gli si dà"... e questa non è mia, ma di Emanuele Severino, che di tutto può essere accusato trranne che di clericalismo e bigottismo. | nessun baratto Scritto da cevi il 2006-10-18 18:29:34 La Chiesa è Chiesa ed ha l'obbligo di non cambiare ogni volta che spira un vento diverso. Esser "Cristiani" comporta coerenza,non veniamo sgozzati se non professiamo,nessuno ci viene a prelevare a casa. Quindi o con la Chiesa o contro la Chiesa,non si possono servire due padroni...X comodo. Non insorgiamo quando ci insultano il Santo Padre,silenti ed assenti quando ci tolgono i Crocefissi,vogliamol'aborto, l'eutanasia,2 o 4 figli con 3-4-5 padri o conviventi diversi,felici se il figlio ci porta in casa il genero e la figlia la nuora. Ma che "CRISTIANI" siamo? Se ad un mussuilmano vai a toccare un Imam,uomo comunissimo,ti tagliano la testa, l'adulterio è punito con lapidazione,la donna è schiava,ma noi,femministe per eccellenza zitte solo contro nostra religione,facciamo pena...per non di di peggio. |
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Ultimo aggiornamento ( Mar 14 Novembre 2006 )
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Scritto da red
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Mer 07 Luglio 2010 |
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"Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica". E' quanto afferma Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera.
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Scritto da red
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Mer 07 Luglio 2010 |
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Ma come si può spiegare che cosa non ha funzionato in questa nuova stagione politica per Berlusconi? Che cosa gli ha impedito di governare con una certa stabilità avendo dalla sua numeri parlamentari mai goduti da nessun'altra maggioranza. Avendo un'opposizione debole e scoraggiata. Godendo dell'iniziale non ostilità di una parte importante del mondo economico, industriale, sindacale, culturale e persino di una parte della magistratura poco incline alle parole d'ordine dell'estremismo giudiziario.
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Scritto da red
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Mer 07 Luglio 2010 |
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Dice Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, parlando di Berlusconi: "La realtà (è quella) di una leadership palesemente in difficoltà. Con un Pdl lacerato, come si è visto plasticamente nel duello tra Gianfranco Fini e Sandro Bondi. Con la Lega che per la prima volta, conseguenza avvelenata del caso Brancher, sembra smentire l’infrangibile solidità dell’asse d’acciaio tra Bossi e Berlusconi. Con le Regioni del centrodestra in rivolta. Con la conduzione caotica e frenetica del ddl sulle intercettazioni. Non è un complotto: è la fotografia di una coalizione confusa e nevrotizzata". Ma si può parlare realmente di una crisi del berlusconismo?
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