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I giovani e la Costituzione Stampa E-mail
Scritto da red
Lun 26 Gennaio 2009

Sintesi

 

1. Una traccia sintetica di lettura

 

Una Costituzione apprezzata dai giovani, ma poco conosciuta. Una Carta di cui i ragazzi e le

ragazze del nostro Paese si dicono orgogliosi, ma che ritengono poco applicata nella pratica. Un

patrimonio di tutti e per tutti, ancora attuale, ma da arricchire, inserendovi nuovi diritti e,

soprattutto, garantendo una maggiore efficacia applicativa.

Uno strumento che ha avuto un ruolo fondamentale per la crescita economica e sociale del

Paese; per la qualità della sua democrazia e per la difesa dei diritti delle persone, ma che ha

avuto limitati effetti sulla qualità della politica, su una reale equità sociale e sulla qualità delle

istituzioni.

Queste sono, in estrema sintesi, alcuni elementi del rapporto tra i giovani italiani e la Carta

Costituzionale, che emergono dalla ricerca realizzata per conto della Conferenza dei Presidenti

delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome dalla Swg, su un campione

di 4.000 giovani tra i 18 e i 29 anni, residenti nel nostro Paese.

La Costituzione, secondo i ragazzi e le ragazze italiane, ha sessant’anni e non li dimostra, ma è

stata, almeno in parte, “tradita”. La società italiana, la politica, le istituzioni non hanno saputo

concretamente applicare e realizzare (se non in parte) il pilastro dell’art. 3, la rimozione degli

ostacoli di ordine economico e sociale, non hanno saputo garantire fino in fondo l’uguaglianza di

fronte alla legge e quella delle persone senza distinzione di razza, credo o posizione sociale,

nonché il valore del lavoro per la realizzazione delle persone.

E così, secondo i giovani che abitano lo stivale, lavoro, uguaglianza tra uomini e donne, libertà

personali e di espressione, tutela dell’ambiente sono i diritti riconosciuti nel testo, ma ancora

lontani da una forte applicazione.

Nonostante i suoi limiti di applicazione, la Costituzione appare contemporanea, viva. Un testo

che ha bisogno di alcuni ritocchi e non di uno stravolgimento. Interventi che, per i giovani, devono

andare innanzitutto nella direzione di un ampliamento della gamma dei diritti riconosciuti. In

questo senso di marcia, i ragazzi e le ragazze italiane, suggeriscono temi come “le coppie di

fatto”, i diritti per gli stranieri, quello all’eutanasia e alla sicurezza. Chiedono anche di consolidare

e rafforzare la Carta sul fronte del lavoro e dei diritti delle donne e dei minori.

I giovani che abitano lo stivale si sentono sostanzialmente orgogliosi di essere italiani, ma

denunciano quali difetti principali del carattere italico lo scarso senso civico, la disonestà,

l’eccesso di menefreghismo e opportunismo. Ritengono che il Paese faccia ancora troppo

affidamento sull’arte di arrangiarsi, mentre ai loro occhi appaiono ridotti e totalmente insufficienti

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il coraggio, la bontà e il senso dell’onore. Riconoscono, quali pregi del carattere nostrano, la

creatività e la passione.

Per le ragazze e i ragazzi i valori più importanti della contemporaneità, per l’Italia di oggi che

guarda al futuro, sono la giustizia, il lavoro, la libertà. Seguono la famiglia, l’onestà, la

sicurezza, l’uguaglianza e il rispetto. In fondo alla classifica di importanza c’è il profitto.

Per la gran parte dei giovani la patria è e resta un valore attuale, ma se una maggioranza ampia

si riconosce nel tricolore, l’inno di Mameli non miete consensi universali.

 

2. Il bisogno di un Paese più giusto e armonico

 

La partita del rapporto tra i giovani e la Costituzione, appare aperta, tutta ancora da costruire.

È un incontro che si fonda su un preciso bisogno: quello di costruire un Paese più giusto e

armonico. Un Paese più aperto e dinamico, ma anche più sicuro e includente.

Dalla lettura dei dati non rileviamo alcuna tendenza all’indebolimento valoriale e morale del

mondo giovanile, come si tende ad affermare nella vulgata quotidiana. Né ritroviamo l’affermarsi

di forme di solipsismo. Incontriamo, anzi, la propensione a rafforzare gli strumenti che difendono

e garantiscono il valore delle persone; la ricerca di percorsi che garantiscano il riconoscimento

dei meriti e l’autonomia degli individui, nonché le opportunità e possibilità per tutti; la volontà di

maggiore armonia sociale, di rafforzamento delle libertà garantite e riconosciute in questo Paese.

Il mondo giovanile italiano appare critico, fortemente perplesso, sull’Italia ereditata.

Puntano il dito sulla politica e sulla sua limitata qualità prospettica. Denunciano, in qualche modo,

le generazioni precedenti, accusandole di non aver speso tutte le proprie energie nella

realizzazione dei principi costituzionali.

Per i ragazzi e le ragazze l’Italia è ancora un paese a velocità differenti, in cui la matrice sociale

di origine, è ancora fonte di diseguaglianze e di differenze. Una realtà in cui permangono alte le

tensioni, le discrasie, le ingiustizie. In cui il problema del lavoro, soprattutto, della sua qualità, è

quanto mai all’ordine del giorno. Un paese ineguale, che non garantisce a tutti gli stessi percorsi.

Un paese in cui le regole ci sono ma non valgono fino in fondo. In cui i progetti si declamano, più

che farli.

Per questo, il principale valore rivendicato dai giovani, da tutti, di destra o di sinistra, è quello

della giustizia.

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Un valore e un bisogno in cui si incontrano e uniscono tutti i differenti temi della contemporaneità:

quello del bisogno di sicurezza economica e lavorativa, contro l’incertezza; quello dell’equità

sociale e delle opportunità, contro le differenze; quello della sicurezza e delle garanzie civiche,

contro le paure, l’inagibilità quotidiana del vivere urbano, il rischio.

Il tema della giustizia, al centro del tratto valoriale dei giovani di oggi, ribalta la vecchia

concezione dei processi di miglioramento e sviluppo della società.

Se nei costituenti, seguendo il profilo filosofico e politico della modernità, il perno valoriale era,

per dirla con Tocqueville, l’uguaglianza, in quanto “più giusta e la sua giustizia fa la sua

grandezza e la sua bellezza”1, oggi non è più così.

In una società in cui le opportunità e le possibilità sono aumentate, le libertà e i diritti hanno

trovato un loro fondamento e una loro stabilità, mentre il tempo ha fatto giustizia di ideologie e

muri, permangono distonie e differenze, incertezze e paure. Il concetto di giustizia assurge così a

un nuovo ruolo e significato.

Essa diviene il concetto valoriale cardine del processo di miglioramento della società e delle sue

possibilità di trasformazione e miglioramento.

La giustizia, non intesa solo come rispetto della legge e delle regole, ma come forma sociale di

edificazione della realtà, rigetta, secondo i giovani, ogni forma di “uniformità universale2 e spinge

verso una visione dinamica, di permanente trasformazione della società, sulla base di una nuova

e agognata equità tra le persone e promessa di maggiore felicità per le persone. Essa diviene lo

strumento che garantisce regole e progetto, possibilità e capacità, quali presupposti

indispensabili per un’armonia della e nella società.

Sotto questa lente, il concetto di giustizia che delineano i giovani italiani, sembra riecheggiare in

parte gli argomenti di Rawls nella sua teoria della giustizia come equità (in cui l’autore americano

sostiene che l’equità nella distribuzione di una particolare classe di risorse o beni sociali è

richiesta dallo stesso principio di massimizzazione della libertà)3, ma anche quelli di Amartya

Sen, che punta la sua attenzione non sulla uguaglianza dei beni, bensì su quella delle capacità4.

I ragazzi e le ragazze italiane sembrano voler spingere in avanti i temi e i principi proposti in

Costituzione. Sembrano chiedere alla società italiana di orientarsi verso una stagione politica e

sociale in cui la domanda cui rispondere non sia quale tipo di “benessere esse ottengono o

1 A. de Tocqueville, L’antico regime e la rivoluzione, Torino, Einaudi 1989.

2 A. Tocqueville, op. cit.

3 J. Rawls, Una teoria della giustizia, Feltrinelli, Milano 1982.

4 A. Sen, Scelta, benessere, equità, il Mulino, Bologna 1986.

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devono ottenere, bensì “quali sono e quante sono le risorse di cui le persone dispongono o

devono disporre”5.

Quello dei giovani italiani è un urlo alla politica, al Parlamento, alla società nel suo complesso.

È la richiesta di rafforzare e migliorare gli strumenti capaci di offrire alle persone una maggiore

felicità, di garantire alla società italica un dinamismo civico e sociale, ma soprattutto, la capacità

di costruire e assicurare una uguale dignità a tutti.

Come direbbe Boudon, vi è dietro tutto ciò una affermazione di “individualismo”, non in senso

retrivo e chiuso, bensì lungo una direttrice espansiva, “in cui la felicità dell’individuo sembra più

che mai il punto di riferimento principale6.

Vi è, inoltre, la sollecitazione a non rimuovere né a rimandare la riflessione sulla

contemporaneità, sulle nuove libertà e diritti che un paese moderno deve riconoscere e tutelare.

Vi è l’urgenza di un progetto di società e di politica.

 

 

3. Il bisogno di politica. Lo spirito costituente dei

giovani

 

L’atteggiamento verso la Costituzione, da parte dei giovani italiani, porta alla luce anche il

rapporto che, nelle viscere della società nazionale, si sta delineando con la politica.

Se la critica ai politici e al sistema politico nazionale appare dura e calda, altrettanto non si può

dire verso il valore della politica per la società e le persone.

La delusione per il sistema politico non si traduce in un ritiro dalla volontà di fare politica, ma

nell’esigenza di affermare e fondare una nuova politica.

Nell’ostinato orgoglio per la Costituzione dei ragazzi, c’è il richiamo (e l’auspicio) a una politica

caratterizzata dalla qualità dei suoi principi, dall’autorevolezza dei suoi progetti, dalla capacità di

comprendere e fornire risposte alle esigenze delle persone che vivono in un’epoca storica e in

una società in rapida trasformazione.

Nel delineare i nuovi diritti da inserire in Costituzione, i ragazzi e le ragazze non dimostrano solo

la poliedricità valoriale che gli è propria, ma rintracciamo anche una sfida alla politica, al coraggio

di affrontare i temi della postmodernità.

5 Un argomento che è stato sviluppato da Ronald Dworkin, in What is Equality?, saggio pubblicato in

Philosophy and public affairs nel 1981 e richiamato anche da Salvatore Veca nel suo Etica e politica,

Garzanti, Milano 1989.

6 R. Boudon, Declino della morale? Declino dei valori?, il Mulino, Bologna 2003.

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Le divisioni, le differenze lungo l’asse destra-sinistra, non limitano la spinta ad affrontare la sfida

del confronto e del dibattito. Illustrano bene il fatto che su questi grandi temi le posizioni non sono

e non saranno omogenee, ma è univoca la necessità di parlarne e di trovarne la quadratura.

C’è una sorta di spirito costituente tra le ragazze e i ragazzi italiani che sembrano condividere le

preoccupazioni, ma anche la passione espressa in più occasioni dal Presidente della Repubblica

Giorgio Napolitano: “non posso tacere la mia preoccupazione, in questo momento, per il crescere

di fenomeni che costituiscono invece la negazione dei principi e valori costituzionali: fenomeni di

intolleranza e di violenza di qualsiasi specie, violenza contro la sicurezza dei cittadini, le loro vite

e i loro beni, intolleranza e violenza contro lo straniero, intolleranza e violenza politica,

insofferenza e ribellismo verso legittime decisioni dello Stato democratico._ Chiedo a quanti,

cittadini e istituzioni, condividano questa preoccupazione, di fare la loro parte nell’interesse

generale, per fermare ogni rischio di regressione civile in questa nostra Italia, che sente sempre

vive le sue più profonde tradizioni storiche e radici umanistiche._ Costruiamo insieme un

costume di rispetto reciproco, nella libertà e nella legalità, mettiamo a frutto le grandi risorse di

generosità e dinamismo che l’Italia mostra di possedere”7.

Uno spirito costituente che non solo non punta il dito sulle divisioni, ma che cerca nella politica lo

strumento per affrontare le sfide della società.

Sotto questo profilo, i dati che emergono dalla ricerca raccontano una società giovanile, lontana

dagli stereotipi. Una realtà in cui l’interesse per la politica non si va progressivamente

attenuando, bensì tende lentamente a crescere.

E in questa direzione vanno le richieste di rafforzamento della Costituzione, del suo ruolo guida,

quale strumento per rafforzare il nostro Paese, ammodernarlo, per dare solidità alla nostra

democrazia, alla società e alla politica.

La gioventù italica del XXI secolo, nella sua caparbia propensione a una politica di valori e di

risposte realistiche e razionali, pone l’accento su una politica che rafforzi l’autonomia della

persona, garantisca sicurezza e modernizzazione in equità.

L’approccio alla Costituzione da parte delle ragazze e dei ragazzi, come quello alla politica, non

risulta né astratto, né estremista, bensì realista, razionalizzante.

La tendenza espressa dalle persone intervistate è quella di una razionalizzazione dell’agire

politico e costituzionale attraverso un processo duplice: di applicazione effettiva dei principi

7 Messaggio del Presidente Napolitano in occasione del 2 giugno, Festa Nazionale della Repubblica. Testo

del comunicato diffuso dall’uffico stampa della Presidenza della Repubblica. www.quirinale.it .

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costituzionali e di un ampliamento della gamma dei valori riconosciuti fondanti il nostro vivere

civile e civico.

Quello che viene richiesto è la necessità di creare un sistema di norme e atti capaci di tradurre i

principi costituzionali in realtà e, più in generale, in grado di rispondere alle domande degli

individui e al bisogno di una nuova forma di equilibrio sociale e di sviluppo.

 

4. Il peso della condizione sociale

 

Un elemento particolarmente significativo, che si evince dai dati della ricerca, è che il vero asse

distintivo tra i giovani, nella valutazione della Costituzione (soprattutto della sua efficacia e della

sua valenza concreta), non si situa lungo la direttrice destra-sinistra, né su quello Nord-Sud e

neppure nelle differenze di genere, bensì lungo la linea di confine delle distinzioni create dalle

differenze di reddito, lungo le differenze di condizioni sociali della propria famiglia (o per dirla con

un termine più classico, di ceto sociale, di classe).

I ragazzi e le ragazze che appartengono a famiglie disagiate sono, nettamente, più critici (73%

contro 55%) sull’efficacia e la reale applicazione dei principi costituzionali nella realtà italica,

rispetto ai giovani provenienti da famiglie agiate.

Gli intervistati provenienti da famiglie povere o in disagio economico, sono quelli che denunciano

con più forza la mancanza di uguaglianza tra le persone (di fronte alla legge e senza distinzione

di razza, credo o posizione sociale); che ritengono ancora limitata la sovranità popolare; che

pensano lontano l’assioma del valore del lavoro per la realizzazione delle persone; che giudicano

come scarsamente valorizzato il principio del valore delle persone.

E non è un caso che proprio lungo l’asse di classe (di ceto sociale), troviamo le maggiori

differenze nella valutazione dell’attualità o meno della Carta. Tra i giovani che provengono da

famiglie agiate, la maggioranza la valuta ancora pienamente attuale (68%). Tale dato scende tra

quelli che fanno parte di famiglie disagiate e cala vertiginosamente al 38%.

 

5. L’abdicazione della famiglia

 

Un ultimo commento introduttivo al volume riguarda la famiglia e il suo ruolo nella formazione

civica dei giovani. La quasi totalità dei ragazzi e delle ragazze del nostro Paese ha letto e

conosciuto la Costituzione a scuola o all’università. Solo una sparuta minoranza è stata stimolata

a leggere la Carta dalla famiglia.

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Sotto un certo punto di vista questo fatto può sembrare usuale e normale. In realtà stimola una

riflessione che vale la pena porre, anche se in forma più o meno dubitativa.

I genitori italiani, secondo quanto raccontano i ragazzi e le ragazze intervistate, non ritengono la

Costituzione un testo fondamentale da far conoscere ai propri figli. Non lo ritengono un testo

formativo per loro. Non lo fanno leggere, né lo consigliano. Lasciano completamente alla scuola il

compito di far conoscere e apprezzare ai giovani il testo base della nostra democrazia. Lasciano

alla scuola il compito di ragionare sui principi e sui valori di comportamento che regolano la vita

istituzionale e sociale nel nostro Paese.

Questo atteggiamento che cosa ci racconta?

Ci fa intravedere una forma di delega in bianco alla scuola? Ci parla di una forma di abdicazione

all’educazione civica dei ragazzi o almeno alla sua forma istituzionalizzata nella Carta?

Ci parla della distanza tra istituzioni e Paese reale?

Di certo emerge la difficoltà del nostro sistema istituzionale a far vivere la Carta quale strumento

base della convivenza tra i cittadini del nostro Paese.

Lo scarso valore formativo ed educativo assegnato dai genitori alla Carta, potrebbe essere la

classica cartina di tornasole, attraverso cui viene alla luce non solo la debolezza del senso

fondativo unitario della nostra Repubblica, ma anche la distanza tra lo Stato, i valori della nostra

democrazia e le persone.

Le risposte a questi quesiti vanno oltre i compiti di questa ricerca. Ma i dubbi sono tutti sul

tappeto.

Giovani e costituzione.pdf

 

 

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