Pace e giustizia internazionale per un mondo migliore
La guerra è uno strumento illegale. La pace è l’emblema, la bandiera di un
mondo migliore: essa significa giustizia e rispetto dei diritti umani, ma anche una
maggiore armonia tra le persone e i popoli.
Per la maggioranza dei giovani intervistati da Swg, 4000 giovani, per conto della
Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle
Province Autonome, il tema della pace non è un mero manifesto di idealismo.
Tra i ragazzi e le ragazze sembra profilarsi una adesione profonda e compatta
sul valore della pace, sul suo senso, per così dire, universale. Anche se, come è
ovvio, non mancano le diverse sfumature e i chiaro-scuri.
Di fronte ai grandi mutamenti in corso nel mondo e nella società di oggi, i
ragazzi e le ragazze intervistate ritengono lo scontro di civiltà un fattore agente
nella realtà e non un mero prodotto del mondo mediale.
Valutano, tuttavia, che la strada imboccata non sia quella dell’inevitabilità del
conflitto, ma sono convinti che i popoli e le culture possono convivere tra loro
(56%). Solo una ridottissima minoranza di ragazzi e ragazze stima l’impossibilità
della convivenza (7%).
Per garantire una reale possibilità di pace e dialogo tra popoli, civiltà e culture, i
giovani non hanno dubbi: occorre investire e impegnarsi di più nella difesa e
nella promozione dei diritti umani a livello planetario.
Occorre lottare, contro la povertà e caldeggiare la giustizia internazionale.
La guerra
Il no alla guerra è secco e inequivocabile. Di più. Per la netta maggioranza dei
giovani la guerra è uno strumento illegale, oltre a essere inefficace per
combattere il terrorismo.
Tra i ragazzi e le ragazze non prende piede e non attecchisce neanche la
giustificazione della guerra come “male necessario”. Solo il 26% dei giovani la
avverte come tale, mentre la stragrande maggioranza, il 72% si schiera su un
netto rifiuto, sempre e comunque.
Per i giovani non vale, quindi, l’aforisma di Aristotele “Facciamo la guerra per
poter vivere in pace”. Essi ritengono che la pace, in ogni modo e forma, non
possa essere esportata con le armi (84%).
Per quanto riguarda, invece, gli organismi che possono decidere su interventi
militari, i ragazzi le ragazze si fidano solo dell’ONU (61%), mentre la
maggioranza è favorevole all’istituzione di un esercito europeo (53%).
L’informazione di fronte alla guerra
Il giudizio che i giovani esprimo sul rapporto tra il sistema mediale e i conflitti non
è affatto lusinghiero per i mezzi di informazione.
Per incominciare i ragazzi e le ragazze accusano i media, giornali e televisioni, di
diffondere le paure (89%).
In secondo luogo imputano al mondo dei media di essere assolutamente poco
trasparente nel divulgare le notizie sui conflitti.
In terzo luogo, vero e proprio j’accuse, puntano il dito sulla tendenza dei media
italiani a fornire poco, pochissimo spazio, e di dedicare scarsa attenzione alle
guerre sparse nel mondo e alla violazione dei diritti umani.
Per il 66% dei giovani intervistati i giornali e le televisioni italiane sono
responsabili di una colpevole disattenzione verso quanto accade in molte regioni
del mondo e in molti conflitti locali.
La Costituzione e la guerra
La netta maggioranza dei giovani italiani si schiera decisamente a favore e per
l’assoluta validità dell’art. 11 della nostra Carta Costituzionale e paiono fare
propria la famosa frase di Einstein di fronte allo scoppio del secondo conflitto
mondiale: “La guerra non può essere modificata, deve essere abolita”.
Anzi, per la maggioranza dei ragazzi, il 57%, in questi anni il dettato di questo
articolo è stato poco rispettato, o almeno ignorato.
Non manca una quota di ragazzi che vorrebbe modificare questo articolo.
Complessivamente si tratta del 14% degli intervistati (contro il 76% che lo
lascerebbe inalterato).
Chi si schiera per il ritocco si divide in due componenti: una parte maggioritaria
pensa a un alleggerimento del divieto e propone un articolo meno restrittivo
rispetto all’uso della forza.
Un’altra parte, minoritaria, invece, si schiera o per un divieto assoluto verso
qualsiasi intervento militare o per una dicitura più moderna e comunque meno
ambigua.
E così, chi si schiera per un alleggerimento dei divieti, opta per contenuti del tipo:
“Alcune controversie richiedono l'intervento esterno... a volte anche con l'uso
della forza”; oppure “Bisognerebbe autorizzare l'uso delle forze militari
anche per scopo preventivo”.
Chi, invece, vuole un rafforzamento dei contenuti del dettato Costituzionale
auspica inserimenti di concetti quali:
“La guerra non è altro che un mezzo di distruzione dell'uomo e del nostro
pianeta”; oppure “L’Italia è un paese totalmente a favore della pace”.
La pace non è un ideale, ma lo strumento per un
mondo migliore
I giovani italiani sono in parte idealisti. Chi li dipinge come avvolti in una specie di
onnivoro senso egotico e individualista oppure in una nebulosa senza valori,
caratterizzata dal profondo senso di disincanto verso tutto ciò che è collettivo,
politico e sociale, commette, con ogni probabilità, un errore.
Se, sul tema della pace, non ci troviamo di fronte a una massa di accecati
ideologi, incontriamo un complesso di ragazzi e ragazze che, anche nelle loro
differenze di posizione politica, aspirano a un mondo migliore, a una società più
armonica, più giusta di quella in cui si sono affacciati.
Per la maggioranza dei giovani intervistati, il 50%, pace significa innanzitutto
giustizia e rispetto dei diritti umani. Per il 28%, significa anche armonia tra le
persone e i popoli.
La pace per i ragazzi del 2008 è l’emblema di un mondo migliore, non un ideale
astratto cui riferirsi. Essa è la pre-condizione reale per garantire la libertà e il
rispetto di diritti delle persone.
Non a caso la maggioranza dei giovani non identifica la pace con i movimenti
antiglobalizzazione e neppure con l’impegno nel volontariato, ma la colloca
quale a priori per una vision di una nuova società: il rifiuto di ogni forma di
violenza. Un modo di intendere la vita e le relazioni tra le persone e nel mondo
globale.
La nonviolenza
L’approccio realistico, concreto, convinto e non ideologico, al tema della pace da
parte dei giovani italiani, è confermato anche da un altro elemento: dal posto
riconosciuto al tema della nonviolenza.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte a ragazze e ragazzi che non si
lasciano attrarre da sirene e idealismi e ritengono il tema della nonviolenza uno
strumento necessario, ma non sufficiente, per parlare di pace.
Lo ritengono uno dei presupposti, non l’alfa e l’omega del tema della pace. Di qui
l’attenzione posta al dialogo interreligioso, quale strumento indispensabile per la
costruzione di un vero percorso di pace tra i popoli e le culture (84%), ma anche
il permanere del ruolo centrale dell’ONU, quale attore centrale per la
realizzazione mondiale della pace (79%).
Fra gli attori importanti, nel processo di costruzione di un mondo e di una società
globale più pacificata, troviamo anche, secondo i giovani, i grandi stati (Usa,
Russia, Cina, Gran Bretagna ecc, con il 64% di importanza), l’Unione europea
(62%).
Per i giovani, però, non basta l’impegno degli Stati. I promotori di pace, quelli che
realmente possono essere i motori propulsori di un processo di cambiamento,
sono due: tutti i cittadini e l’ONU.
Comuni, Province e Regioni più impegno per la pace
Le ragazze e i ragazzi italiani chiedono a Comuni, Province e Regioni un
maggior impegno sul fronte della pace.
In primis, si rivolgono alle Regioni, ma una analoga attenzione la auspicano
anche dagli altri due enti locali.
A queste realtà non chiedono solo di fare interventi di contaminazione culturale,
di valorizzazione del tema della pace, ma ritengono necessarie azioni concrete,
cui destinare, se utile, anche maggiori risorse.
In questo ambito i giovani appaiono decisamente realisti. Sono convinti che per
affermare e costruire la pace l’impegno debba essere di tutti e anche l’ultimo e
più piccolo ente locale può, in base alle proprie caratteristiche e disponibilità,
dare un contributo importate.
I giovani e l’impegno per la pace
Autocritici. I ragazzi e le ragazze italiane paiono molto perplessi sugli
atteggiamenti dei propri coetanei. Ritengono che la maggioranza dei giovani
italiani faccia ancora troppo poco per lo sviluppo della pace e che siano
decisamente ancora troppo poco sensibili al tema (59%).
Non solo. La maggioranza delle persone intervistate è risultata anche critica
verso se stessi. In molti affermano di fare personalmente troppo poco per
l’affermazione dei principi e dei valori della pace. Non a caso il 49% degli
intervistati, contro il 39%, afferma di non sentirsi un vero costruttore di pace.
I giovani e la pace.pdf