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I giovani e la pace Stampa E-mail
Scritto da red
Lun 26 Gennaio 2009

Sintesi

 

Pace e giustizia internazionale per un mondo migliore

 

La guerra è uno strumento illegale. La pace è l’emblema, la bandiera di un

mondo migliore: essa significa giustizia e rispetto dei diritti umani, ma anche una

maggiore armonia tra le persone e i popoli.

Per la maggioranza dei giovani intervistati da Swg, 4000 giovani, per conto della

Conferenza dei Presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle

Province Autonome, il tema della pace non è un mero manifesto di idealismo.

Tra i ragazzi e le ragazze sembra profilarsi una adesione profonda e compatta

sul valore della pace, sul suo senso, per così dire, universale. Anche se, come è

ovvio, non mancano le diverse sfumature e i chiaro-scuri.

Di fronte ai grandi mutamenti in corso nel mondo e nella società di oggi, i

ragazzi e le ragazze intervistate ritengono lo scontro di civiltà un fattore agente

nella realtà e non un mero prodotto del mondo mediale.

Valutano, tuttavia, che la strada imboccata non sia quella dell’inevitabilità del

conflitto, ma sono convinti che i popoli e le culture possono convivere tra loro

(56%). Solo una ridottissima minoranza di ragazzi e ragazze stima l’impossibilità

della convivenza (7%).

Per garantire una reale possibilità di pace e dialogo tra popoli, civiltà e culture, i

giovani non hanno dubbi: occorre investire e impegnarsi di più nella difesa e

nella promozione dei diritti umani a livello planetario.

Occorre lottare, contro la povertà e caldeggiare la giustizia internazionale.

 

La guerra

 

Il no alla guerra è secco e inequivocabile. Di più. Per la netta maggioranza dei

giovani la guerra è uno strumento illegale, oltre a essere inefficace per

combattere il terrorismo.

Tra i ragazzi e le ragazze non prende piede e non attecchisce neanche la

giustificazione della guerra come “male necessario”. Solo il 26% dei giovani la

avverte come tale, mentre la stragrande maggioranza, il 72% si schiera su un

netto rifiuto, sempre e comunque.

Per i giovani non vale, quindi, l’aforisma di Aristotele “Facciamo la guerra per

poter vivere in pace”. Essi ritengono che la pace, in ogni modo e forma, non

possa essere esportata con le armi (84%).

Per quanto riguarda, invece, gli organismi che possono decidere su interventi

militari, i ragazzi le ragazze si fidano solo dell’ONU (61%), mentre la

maggioranza è favorevole all’istituzione di un esercito europeo (53%).

L’informazione di fronte alla guerra

Il giudizio che i giovani esprimo sul rapporto tra il sistema mediale e i conflitti non

è affatto lusinghiero per i mezzi di informazione.

Per incominciare i ragazzi e le ragazze accusano i media, giornali e televisioni, di

diffondere le paure (89%).

In secondo luogo imputano al mondo dei media di essere assolutamente poco

trasparente nel divulgare le notizie sui conflitti.

In terzo luogo, vero e proprio j’accuse, puntano il dito sulla tendenza dei media

italiani a fornire poco, pochissimo spazio, e di dedicare scarsa attenzione alle

guerre sparse nel mondo e alla violazione dei diritti umani.

Per il 66% dei giovani intervistati i giornali e le televisioni italiane sono

responsabili di una colpevole disattenzione verso quanto accade in molte regioni

del mondo e in molti conflitti locali.

 

La Costituzione e la guerra

 

La netta maggioranza dei giovani italiani si schiera decisamente a favore e per

l’assoluta validità dell’art. 11 della nostra Carta Costituzionale e paiono fare

propria la famosa frase di Einstein di fronte allo scoppio del secondo conflitto

mondiale: “La guerra non può essere modificata, deve essere abolita”.

Anzi, per la maggioranza dei ragazzi, il 57%, in questi anni il dettato di questo

articolo è stato poco rispettato, o almeno ignorato.

Non manca una quota di ragazzi che vorrebbe modificare questo articolo.

Complessivamente si tratta del 14% degli intervistati (contro il 76% che lo

lascerebbe inalterato).

Chi si schiera per il ritocco si divide in due componenti: una parte maggioritaria

pensa a un alleggerimento del divieto e propone un articolo meno restrittivo

rispetto all’uso della forza.

Un’altra parte, minoritaria, invece, si schiera o per un divieto assoluto verso

qualsiasi intervento militare o per una dicitura più moderna e comunque meno

ambigua.

E così, chi si schiera per un alleggerimento dei divieti, opta per contenuti del tipo:

Alcune controversie richiedono l'intervento esterno... a volte anche con l'uso

della forza”; oppure “Bisognerebbe autorizzare l'uso delle forze militari

anche per scopo preventivo”.

Chi, invece, vuole un rafforzamento dei contenuti del dettato Costituzionale

auspica inserimenti di concetti quali:

La guerra non è altro che un mezzo di distruzione dell'uomo e del nostro

pianeta”; oppure “L’Italia è un paese totalmente a favore della pace”.

La pace non è un ideale, ma lo strumento per un

mondo migliore

I giovani italiani sono in parte idealisti. Chi li dipinge come avvolti in una specie di

onnivoro senso egotico e individualista oppure in una nebulosa senza valori,

caratterizzata dal profondo senso di disincanto verso tutto ciò che è collettivo,

politico e sociale, commette, con ogni probabilità, un errore.

Se, sul tema della pace, non ci troviamo di fronte a una massa di accecati

ideologi, incontriamo un complesso di ragazzi e ragazze che, anche nelle loro

differenze di posizione politica, aspirano a un mondo migliore, a una società più

armonica, più giusta di quella in cui si sono affacciati.

Per la maggioranza dei giovani intervistati, il 50%, pace significa innanzitutto

giustizia e rispetto dei diritti umani. Per il 28%, significa anche armonia tra le

persone e i popoli.

La pace per i ragazzi del 2008 è l’emblema di un mondo migliore, non un ideale

astratto cui riferirsi. Essa è la pre-condizione reale per garantire la libertà e il

rispetto di diritti delle persone.

Non a caso la maggioranza dei giovani non identifica la pace con i movimenti

antiglobalizzazione e neppure con l’impegno nel volontariato, ma la colloca

quale a priori per una vision di una nuova società: il rifiuto di ogni forma di

violenza. Un modo di intendere la vita e le relazioni tra le persone e nel mondo

globale.

 

La nonviolenza

 

L’approccio realistico, concreto, convinto e non ideologico, al tema della pace da

parte dei giovani italiani, è confermato anche da un altro elemento: dal posto

riconosciuto al tema della nonviolenza.

Anche in questo caso ci troviamo di fronte a ragazze e ragazzi che non si

lasciano attrarre da sirene e idealismi e ritengono il tema della nonviolenza uno

strumento necessario, ma non sufficiente, per parlare di pace.

Lo ritengono uno dei presupposti, non l’alfa e l’omega del tema della pace. Di qui

l’attenzione posta al dialogo interreligioso, quale strumento indispensabile per la

costruzione di un vero percorso di pace tra i popoli e le culture (84%), ma anche

il permanere del ruolo centrale dell’ONU, quale attore centrale per la

realizzazione mondiale della pace (79%).

Fra gli attori importanti, nel processo di costruzione di un mondo e di una società

globale più pacificata, troviamo anche, secondo i giovani, i grandi stati (Usa,

Russia, Cina, Gran Bretagna ecc, con il 64% di importanza), l’Unione europea

(62%).

Per i giovani, però, non basta l’impegno degli Stati. I promotori di pace, quelli che

realmente possono essere i motori propulsori di un processo di cambiamento,

sono due: tutti i cittadini e l’ONU.

 

Comuni, Province e Regioni più impegno per la pace

 

Le ragazze e i ragazzi italiani chiedono a Comuni, Province e Regioni un

maggior impegno sul fronte della pace.

In primis, si rivolgono alle Regioni, ma una analoga attenzione la auspicano

anche dagli altri due enti locali.

A queste realtà non chiedono solo di fare interventi di contaminazione culturale,

di valorizzazione del tema della pace, ma ritengono necessarie azioni concrete,

cui destinare, se utile, anche maggiori risorse.

In questo ambito i giovani appaiono decisamente realisti. Sono convinti che per

affermare e costruire la pace l’impegno debba essere di tutti e anche l’ultimo e

più piccolo ente locale può, in base alle proprie caratteristiche e disponibilità,

dare un contributo importate.

I giovani e l’impegno per la pace

Autocritici. I ragazzi e le ragazze italiane paiono molto perplessi sugli

atteggiamenti dei propri coetanei. Ritengono che la maggioranza dei giovani

italiani faccia ancora troppo poco per lo sviluppo della pace e che siano

decisamente ancora troppo poco sensibili al tema (59%).

Non solo. La maggioranza delle persone intervistate è risultata anche critica

verso se stessi. In molti affermano di fare personalmente troppo poco per

l’affermazione dei principi e dei valori della pace. Non a caso il 49% degli

intervistati, contro il 39%, afferma di non sentirsi un vero costruttore di pace.

 I giovani e la pace.pdf

Ultimo aggiornamento ( Dom 25 Gennaio 2009 )
 

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