ExitPoll
La road map delle pari opportunità Stampa E-mail
Scritto da red
Lun 26 Gennaio 2009

Sintesi

 

L’Italia, una società che si declina difficilmente al

femminile. Un paese bocciato

 

Un Paese che coniuga la dimensione di crescita economica, di vita sociale e politica ancora e

soprattutto al maschile. L'Italia 2007 è una realtà a velocità differenziate, in cui il mondo

femminile fatica a ottenere e a veder riconosciute opportunità, possibilità, diritti e tutele.

Anzi, come afferma Dacia Maraini nella frase scelta in epigrafe, sembra che lungo lo stivale il

processo di trasformazione e sviluppo trovi difficili espressioni al femminile e le stesse dinamiche

evolutive raggiunte formano, a volte, nuovi ostacoli e limiti alla diffusione di una cultura delle pari

opportunità.

Per verificare il quadro generale delle pari opportunità nel nostro paese abbiamo provato a

costruire una griglia di 10 temi:

1. il livello generale di pari opportunità garantito alle donne

2. la disponibilità di servizi pubblici d'aiuto nelle gestione di famiglia e lavoro

3. le leggi, le tutele e il sostegno economico alla maternità

4. la facilità d’ingresso delle donne nel mondo del lavoro

5. la possibilità delle donne di fare carriera

6. la stabilità e la sicurezza del lavoro per le donne

7. la qualità della conciliazione tra vita privata e lavorativa

8. il tempo libero a disposizione delle donne

9. il livello di sicurezza

10. la presenza femminile in politica

I 10 item testati, per verificare il livello di pari opportunità raggiunto nel nostro paese e nelle

diverse regioni che compongono lo stivale, portano alla luce un quadro desolante. Nessuno dei

punti trova un voto sufficiente da parte delle donne.

Nessuno degli indici il voto raggiunge il famigerato sei, l'indispensabile e minima sufficienza. In

fatto di pari opportunità il nostro paese è seccamente bocciato dalle italiane.

Alcuni temi sfiorano la sufficienza, come le leggi a tutela e a sostegno della maternità, oppure

come le possibilità di accedere al mondo del lavoro. Altre, come il numero di donne in politica,

oppure come i servizi pubblici volti ad aiutare le donne per la gestione del rapporto famiglia e

lavoro, o, ancora, come la quantità di tempo a disposizione, appaiono nettamente lontani dalla

promozione.

Sul fronte delle pari opportunità l’Italia non è ferma. Il suo muoversi è a più velocità e in nessuno

dei diversi settori troviamo una qualche percezione di accelerazione. Si viaggia a scartamento

ridotto sul temi dei servizi. Sì è praticamente fermi sul fronte di una cultura sociale capace di dare

spazio alle istanze del mondo femminile. Se osserviamo, infine, il ruolo delle donne in politica, il

quadro appare una tela ricca di macerie: un cumulo di detriti formato dai proclami caduti nel

vuoto di tutti i partiti e parti politiche.

 

Gender analisys

 

Per individuare correttamente le priorità e il livello di intervento necessario abbiamo realizzato e

incrociato un duplice livello di dati.

Da un lato abbiamo analizzato la scala di importanza assegnata dal mondo femminile ad ogni

singolo item individuato come fattore di qualificazione del grado di pari opportunità del paese.

Dall'altro lato abbiamo verificato il livello di soddisfazione raggiunto, fino ad oggi, dalle politiche

messe in atto nel nostro Paese su tutti i dieci item predisposti.

Ne sono emerse tre tipologie di scale di analisi, tre diversi indici delle pari opportunità nel nostro

paese.

Un primo indice è quello della scala di importanza per i singoli temi ( gender priority). Ovvero il

valore che le italiane assegnano a ogni item, creando così una gerarchia di importanza utile

quale punto di riferente per costruire le politiche di genere.

Un secondo indice, invece, è quello del grado di soddisfazione di quanto realizzato dal nostro

paese ( gender satisfaction), dalle sue istituzioni e dal complesso della società, in quanto

capacità di rispondere e garantire i servizi, la legislazione, le possibilità concrete per generare un

paese a misura di donna e uomo.

Un terzo indice è quello che possiamo chiamare la gap distance, ovvero la scala di maggiore o

minore distanza tra quanto atteso e quanto realizzato. La gap distance crea una terza forma di

gradazione degli interventi, portando alla luce una agenda setting delle priorità di intervento di

genere che tiene conto sia delle attese, sia di quanto realizzato.

La gap distance restituisce una scala di urgenze mirata non in astratto, ma concreta sul quadro

di volontà del mondo femminile e su quanto già messo in opera nella realtà.

Questo indice, quindi, non ha solo una valenza oggettiva, ma considera anche l'evoluzione della

stessa coscienza femminile. La gap distance, infatti, mettendo a confronto il dato dell'importanza

assegnato, con quello di quanto realizzato, porta alla luce anche un fenomeno peculiare: la

crescita delle pari opportunità non è un fenomeno definito una volta per tutte, ma è un processo

profondamente in movimento, che muta e si evolve, con il cambiare e il trasformarsi delle

dinamiche della società, dei costumi e della mentalità.

 

Le pari opportunità. Un processo di “rivoluzione”

permanente

 

Così in un territorio in cui la legislazione e le opportunità delle donne sono cresciute

maggiormente negli ultimi anni, ci troveremo di fronte non a una piena soddisfazione dei bisogni

di pari opportunità del mondo femminile, ma allo svilupparsi e affinarsi di tali bisogni, che

superano i meri dati primari, per ricercare una piena società delle opportunità di genere.

Per le pari opportunità, quindi, vale l'assioma che il grande filosofo italiano Ludovico Geymonat,

tracciava per la libertà (e non è un caso che valga proprio questo assioma):

“ l'autentica libertà [le autentiche pari opportunità, per il nostro ragionamento] si rivela nei

tentativi diretti a superare gli ostacoli, cioè nell'atto in cui si lotta contro di essi”1.

Ma tale autenticità non termina con il raggiungimento di un obiettivo. Anzi, il raggiungimento di un

risultato apre le porte a nuove frontiere, nuove possibilità. Geymonat afferma, infatti,

l'insostenibilità

“della tesi che vorrebbe identificare la libertà [quindi le pari opportunità] con l'estinzione

della lotta, con la morte dello spirito combattivo”-

Al contrario, per il filosofo,

“ la libertà [la pari opportunità] è lotta continua perché sono continui gli ostacoli che si

incontrano nell'attuazione dell'iniziativa scelta dall'individuo fra le varie iniziative compatibili

con lo stato di cose che egli ha trovato innanzi a sé. […] La libertà [le pari opportunità] è

una lotta ininterrotta”.

Il tema delle pari opportunità, ha in sé le stesse peculiarità del tema della libertà. Ha lo stesso

Dna e come tale l'assunto del bisogno ininterrotto di evoluzione, tesaurizzando quanto ottenuto e

facendolo diventare una nuova base di partenza, è il filo conduttore che dovrebbe guidare

l'azione sia nelle scelte di governo e amministrative, sia nello sviluppo dei servizi, sia nell'ambito

del ruolo politico.

 

 

Ultimo aggiornamento ( Lun 12 Luglio 2010 )
 

La comunità di SWG

Il blog di SWG

In Italia manca la politica?
Scritto da red
Mer 07 Luglio 2010
"Ciò di cui l’Italia è oggi drammaticamente e specialmente priva è la politica. Non riusciamo a farci una ragione del presente e a vedere come affrontare il futuro perché ci manca la politica". E' quanto afferma Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera.  Commenti (3)
 
Perché Berlusconi non riesce a governare?
Scritto da red
Mer 07 Luglio 2010
Ma come si può spiegare che  cosa non ha funzionato in questa nuova stagione politica per Berlusconi? Che cosa gli ha impedito di governare con una certa stabilità avendo dalla sua numeri parlamentari mai goduti da nessun'altra maggioranza. Avendo un'opposizione debole e scoraggiata. Godendo dell'iniziale non ostilità di una parte importante del mondo economico, industriale, sindacale, culturale e persino di una parte della magistratura poco incline alle parole d'ordine dell'estremismo giudiziario. Commenti (17)
 
Berlusconi in crisi di leadership?
Scritto da red
Mer 07 Luglio 2010
Dice Pierluigi Battista sul Corriere della Sera, parlando di Berlusconi: "La realtà (è quella) di una leadership palesemente in difficoltà. Con un Pdl lacerato, come si è visto plasticamente nel duello tra Gianfranco Fini e Sandro Bondi. Con la Lega che per la prima volta, conseguenza avvelenata del caso Brancher, sembra smentire l’infrangibile solidità dell’asse d’acciaio tra Bossi e Berlusconi. Con le Regioni del centrodestra in rivolta. Con la conduzione caotica e frenetica del ddl sulle intercettazioni. Non è un complotto: è la fotografia di una coalizione confusa e nevrotizzata". Ma si può parlare realmente di una crisi del berlusconismo? Commenti (5)
 

Scopri chi sei

Bacheca delle opinioni

COMMENTI E IDEE

Tutti gli Haiku di Saigon

© 2006 SWG Srl, tutti i diritti riservati