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Oltre le ordinanze. I sindaci e l'insicurezza urbana Stampa E-mail
Scritto da Administrator
Ven 17 Aprile 2009

L’ANCI e la Fondazione Cittalia hanno avviato un’attività di ricerca sul tema dell’insicurezza urbana a partire dalla raccolta e dall’analisi delle ordinanze dei Sindaci.
Come è noto, la legge 125 del 24 luglio 2008 e il successivo decreto Maroni del 5 agosto 2008 hanno ampliato i poteri di ordinanza dei Sindaci sul tema della sicurezza urbana. Interpellando tutti i Comuni, sono state raccolte e analizzate oltre 600 ordinanze emesse a seguito della legge, dando avvio ad una Banca Dati nazionale. E’ stato inoltre inviato ai Sindaci un sintetico questionario sulle strategie di intervento che ritengono prioritarie per promuovere la sicurezza locale. E’ stata infine realizzata, nel mese di gennaio scorso, un’indagine campionaria sui residenti delle grandi città italiane1, proseguendo così il lavoro di ricerca già avviato con un’indagine sulla percezione dell’insicurezza nei piccoli Comuni2

 

Qui di seguito si riportano alcune anticipazioni della ricerca.

 

1) Il punto di vista dei residenti delle grandi città: cos’è che produce insicurezza?

I residenti delle grandi città imputano il problema innanzitutto al cattivo funzionamento della giustizia (36,7%),
mentre viene percepito in modo molto meno pressante il tema della insufficienza delle forze di polizia (17%) e anche il problema, sia pure sentito, dell’immigrazione (24%). Al secondo e al terzo posto, dopo il malfunzionamento della giustizia, le principali cause di insicurezza sono la “mancanza e la precarietà del lavoro” (36%), e l’aumento delle diseguaglianze e la crisi economica (26%) a conferma di un senso di incertezza che mette assieme, nella vita quotidiana, i problemi dell’ordine pubblico e quelli della sicurezza sociale.

Nelle 11 città, la precarietà lavorativa ed economica (32%) fa comunque più paura della microcriminalità (30%). Complessivamente, l’insicurezza economica (intesa come precarietà lavorativa e timore per la perdita del proprio attuale tenore di vita) pesano per il 50% sulle paure dei cittadini.
Il giudizio dei cittadini sulla sicurezza nella propria città è molto diversificato nelle 11 aree metropolitane. La maggioranza dei cittadini di Venezia (81%), Cagliari (77%), Firenze (62%), Genova (55%), Milano (52%) Torino
(51%) e Bologna (51%) considera la sua città un luogo molto o abbastanza sicuro. Negli altri casi, invece, a prevalere è la percezione di insicurezza: Roma (55%), Bari (62%), Palermo (70%) e Napoli (91%).

 

2) Ma la “geografia dell’insicurezza” varia notevolmente anche in relazione ai singoli fattori di rischio. Dalla descrizione dei residenti, emergono 11 diversi profili di insicurezza delle città. Se a Milano il problema più avvertito è quello dell’immigrazione clandestina, a Genova preoccupano gli scippi e le bande giovanili; la tossicodipendenza e l’alcolismo sono il primo motivo di insicurezza per i residenti di Firenze, mentre chi vive a Venezia è più preoccupato dai furti in appartamento. A Bologna, Cagliari e Torino il fenomeno che produce maggiore insicurezza è lo spaccio di stupefacenti, mentre a Roma sono le zone degradate e i campi Rom. Nelle città del sud, a Napoli, Bari e Palermo, prevale la paura per la criminalità organizzata e per gli scippi.
Al contrario, si rileva una forte omogeneità nelle valutazioni che i residenti esprimono circa i luoghi delle città nei quali si vive un maggiore o minore senso di sicurezza. I centri commerciali sono, in primis, il luogo in cui ci si sente più sicuri, mentre nella geografia urbana dell’insicurezza, oltre all’isolamento e alla scarsa illuminazione, a provocare il maggiore allarme è la vicinanza a campi rom o i luoghi densamente popolati da persone straniere.
La metà dei residenti delle grandi città dichiara di aver modificato, almeno in parte, le proprie abitudini di vita a causa della percezione di insicurezza. Più della metà dei cittadini interpellati ha espresso la convinzione che il
problema della sicurezza è destinato ad acuirsi nel futuro, con il diffondersi di condizioni di povertà e disagio.


3) A chi spetta intervenire per assicurare la sicurezza urbana?

 Se la maggioranza degli interpellati ritiene che lo Stato centrale abbia la primaria responsabilità in ordine alla sicurezza e in modo specifico alla microcriminalità (furti, scippi,..), è interessante osservare che ben il 40% è convinto che questa responsabilità sia in capo ai Comuni (e tra le donne la percentuale raggiunge il 44,6%). Il 65% dei cittadini delle grandi città ritiene che i Comuni debbano avere più poteri sulla sicurezza.
Oltre l’80% degli intervistati non esita ad attribuire al corpo della polizia municipale un ruolo importante nel dare maggiore sicurezza ai cittadini, ma i pareri si dividono sulla finalizzazione dell’intervento tra chi vorrebbe vedere
rafforzato l’intervento sul fronte della sicurezza e l’ordine pubblico (39%), chi ritiene che sia più opportuno lasciare questo compito alle forze dell’ordine per dedicarsi alla sicurezza stradale e alla mobilità (33%), chi infine ritiene che i vigili urbani debbano occuparsi specificamente del disordine urbano e della insicurezza (25%).

Sulle ordinanze dei Sindaci il giudizio dei cittadini è articolato: sono pochi (il picco è raggiunto da Bologna e Palermo con il 14%) a considerare le ordinanze “uno strumento sbagliato che non coglie un problema reale”.
Non sono tuttavia neanche molti (il picco qui è raggiunto da Venezia, con il 25%) a ritenere che le ordinanze “colgono un problema reale e sono efficaci”. La maggioranza, se da un lato attribuisce alle ordinanze il merito di
aver colto un problema reale, dall’altro è scettica sulla loro reale efficacia (37%) o comunque ritiene che da sole non possono bastare (29%). Tra ciò che il proprio Comune deve fare per una città più sicura i residenti mettono al primo posto l’esigenza di “promuovere il senso civico e il rispetto delle regole tra i cittadini”. Seguono il contrasto allo spaccio di stupefacenti, la necessità di migliorare l’illuminazione stradale, il controllo delle bande giovanili, e l’intervento sulla emarginazione sociale. Il tema del rispetto delle regole torna alla ribalta quando ai cittadini viene chiesto cosa personalmente si sentono disposti a fare per contribuire alla lotta alla criminalità e all’insicurezza. Subito dopo l’impegno ad “avvertire le forze dell’ordine in caso di reati”, viene infatti l’impegno a “promuovere il rispetto delle regole e della legalità nella vita quotidiana”. Assai limitato, ma non irrilevante, il numero dei cittadini che si sentirebbe disposto ad “armarsi per poter provvedere da solo alla propria difesa” (9,3%) o a partecipare a
“ronde di cittadini contro la criminalità” (9,2%).

4) E nei piccoli comuni? Dall’indagine campionaria condotta da Cittalia nel mese di luglio 2008, e pubblicata nel settembre dello stesso anno, emerge come i piccoli comuni siano anch’essi fortemente investiti dal tema dell’insicurezza. A dominare è la preoccupazione per i furti in appartamento, con percentuali più alte rispetto alle grandi città, così come avviene anche per il problema delle truffe agli anziani.
Come già visto nelle aree metropolitane, le differenze tra nord e sud del Paese si avvertono fortemente anche nei profili di insicurezza dei piccoli comuni: al Nord tra i problemi maggiormente avvertiti vi sono il problema dell’immigrazione clandestina e la presenza di comunità Rom e Sinti, mentre al Sud fanno sentire il loro peso l’usura e le estorsioni. Anche i cittadini residenti nei piccoli centri individuano nel cattivo funzionamento della giustizia il principale fattore che alimenta l’insicurezza. Al contrario di quanto avviene, però, nelle aree metropolitane, attribuiscono un forte peso anche all’influenza esercitata dai mass media nell’alimentare questa
percezione. Sulle azioni da intraprendere, i residenti dei piccoli centri indicano come prioritari la lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti e il problema del contrasto alle bande giovanili, con un giudizio assai simile a quello espresso dai residenti delle grandi città. Un elemento di differenziazione si coglie invece sul tema della sicurezza stradale (“incrementare il rispetto delle regole per i cittadini e gli automobilisti”) che i residenti dei piccoli centri considerano tra le priorità assolute, mentre i residenti delle aree metropolitane appaiono meno consapevoli dell’urgenza di intervenire su tale problema. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, ad avvertire in modo più
acuto il problema dell’insicurezza non sono gli anziani, ma le persone comprese tra i 25 e i 34 anni.

 

5) Le ordinanze
La raccolta delle ordinanze da parte dell’ANCI è stata avviata nel mese di agosto 2008. Sono state raccolte ed inserite nella banca dati oltre 600 ordinanze sul tema, anche se ai fini delle elaborazioni ne sono state prese in considerazione 508, emesse dopo la legge 125/2008 e il cui oggetto attiene agli ambiti di intervento previsti dalle disposizioni normative e ministeriali. Il 66,4% delle ordinanze è stata emesso da Sindaci di Comuni del Nord Ovest
e del Nord Est (rispettivamente il 39,9% e 26,5%). Solo il 6,7% delle ordinanze è stato emesso dai Sindaci dei Comuni delle Isole, mentre nel Centro e Sud le ordinanze emesse sono rispettivamente l’11,8% e il 15,1% del
totale. In particolare, è la Lombardia la regione in cui si registra il maggior numero di ordinanze emesse: in 81 comuni (il 5,2% dei comuni presenti nella Regione) sono stati emessi 141 provvedimenti. Significativi i dati di Emilia Romagna, Toscana e Veneto, in cui, pur essendo stato emesso un numero assoluto inferiore di ordinanze, si registrano percentuali più elevate di coinvolgimento dei comuni. Infatti, il 7,6% dei comuni emiliano-romagnoli, il 7,7% dei comuni toscani e l’8,6% di quelli veneti hanno assunto provvedimenti in materia di sicurezza sulla base della legge e del Decreto Ministero dell’Interno.
Le 508 ordinanze sono state emesse da 318 comuni italiani. Sono soprattutto i sindaci dei comuni medi ad aver assunto provvedimenti sul tema della sicurezza urbana: il 24% delle ordinanze è stato emanato in comuni con
popolazione compresa tra 5.000 e 15.000 abitanti, il 27% tra 15mila e 50mila e 11% tra 50mila e 100mila. I comuni di grandi dimensioni, quelli con oltre 250 mila abitanti hanno emesso l’11% del totale delle ordinanze presenti nella banca dati.
Tuttavia, se si considera che in Italia oltre il 90% dei comuni è di mediepiccole dimensioni (fino a 15mila abitanti), emerge un quadro piuttosto differente. Infatti, dei 12 comuni con popolazione superiore ai 250mila abitanti, ben 9 hanno emesso un’ordinanza, pari quindi al 75% del totale.
Analogamente i comuni con popolazione tra 100mila e 250mila, in cui sono stati il 77% dei Sindaci ad emanare un provvedimento. Al contrario sono solo il 5,7% dei comuni con popolazione tra 5mila e 15mila abitanti e l’1% dei
piccoli comuni ad aver assunto provvedimenti in materia di sicurezza urbana. Il tema maggiormente trattato è quello della prostituzione. Seguono l’abuso di alcol, il vandalismo, l’accattonaggio molesto. Nella gran parte dei casi
il destinatario dei divieti è l’intera collettività, ma nel 31% dei casi l’ordinanza è rivolta a specifiche categorie di soggetti (ad esempio, gli esercenti commerciali o soggetti privati). L’ambito di applicazione riguarda principalmente tutto il territorio comunale (nel 58% dei casi); si prevede un divieto continuativo (85%) oppure, meno frequentemente, limitato a specifici giorni o fasce orarie (i week end, le ore notturne).

 

6) Il punto di vista dei Sindaci
E’ stato raccolto, attraverso un questionario, il punto di vista dei Sindaci di 109 Comuni, 81 dei quali capoluogo di Provincia, rappresentativi di tutte le Regioni. Rispetto ai provvedimenti da assumere per fronteggiare l’insicurezza, il ventaglio degli interventi che i Sindaci ritiene necessario mettere in campo è molto ampio. Gli interventi proposti possono riassumersi in alcune grandi aree. In via prioritaria, si ritiene necessario il potenziamento della polizia locale e l’adeguamento tecnico strumentale della stessa (35,9%). A questo seguono gli interventi di riqualificazione urbana e contrasto al degrado (25,2%), la prevenzione sociale e l’educazione alla legalità (24,8%) il sostegno alle vittime dei reati (14,3%). Nello specifico, per ciascuna area, gli interventi maggiormente citati, in ordine
decrescente sono stati:
Sostegno alla polizia locale e agli interventi di ordine pubblico

 

  • Potenziamento della polizia locale e adeguamento tecnico strumentale
  • Sistemi di videosorveglianza
  • Attività di formazione e aggiornamento della polizia locale
  • Presidi fissi, anche interforze, in luoghi specifici della città
  • Unità mobili attrezzate per la polizia locale
  • Realizzazione e potenziamento di sistemi informativi sulla sicurezza
  • Riqualificazione urbana e contrasto al degrado
  • Riqualificazione e potenziamento della fruibilità dei luoghi pubblici (spazi giochi o sportivi per i bambini, arredi, panchine..)
  • Progetti integrati di riqualificazione diretti a specifiche aree della città (quartieri, caseggiati, stazioni, piazze, parchi pubblici)
  • Potenziamento illuminazione a fruizione degli spazi pubblici
  • Sostegno alle vittime
  • Servizi di tutela delle persone anziane vittime di reato
  • Assistenza e aiuto alle vittime di reato
  • Prevenzione

1 L’indagine è stata condotta da SWG Publica Res mediante sondaggio con tecnica mista CATI-CAWI (Computer Assisted Telephone/Web Interview), su un campione rappresentativo degli universi di cittadini maggiorenni residenti in ciascuna delle 11 città metropolitane (Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia) in base a parametri di sesso ed età. Le interviste sono state realizzate tra il 9 e il 14 gennaio 2009.


2 Fondazione Cittalia-ANCI Ricerche, “Analisi della percezione del senso di insicurezza dei cittadini nei piccoli comuni”, Settembre 2008.

 

Per scaricare l'intera pubblicazione clicca qui:

 libro_sicurezza.pdf

 

 




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