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La lingua italiana e nuove tecnologie digitali Stampa E-mail
Scritto da elisabetta bertinotti
Ven 15 Settembre 2006

 

Nell’ultima decade il settore tecnico informatico è diventato un facile terreno di conquista e contaminazione linguistica; osservando tale fenomeno desideriamo identificare i problemi con i quali la lingua italiana è chiamata a confrontarsi. Tuttavia, vista la pluralità degli ambiti linguistici, per ottenere una visione globale è necessario distinguere tre aree lessicali tecniche, attive e distinte:


1. il lessico tecnico ufficiale dell’informatica, qualificata come una disciplina specifica e autorevole;   

 
2. il lessico tecnico connesso ai prodotti (apparecchiature hardware e software, servizi, ecc.);

 
3. il lessico derivante dal Web

 

Nella seconda area linguistica si sono verificati diversi ed interessanti fenomeni come ad esempio la traduzione forzata di singoli vocaboli, circostanza che non implica necessariamente un sintomo di vitalità di una lingua. Gli esiti comici della traduzione di mouse con topo hanno ad esempio prodotto diversi aneddoti. Ed attualmente, per il parlante nostrano l’uso del termine mouse è ormai totalmente familiare e pienamente accolto nella lingua italiana; vi sono poi i fenomeni di convivenza linguistica in cui sia le locuzioni di origine anglosassone sia i termini italiani (hard disk/disco rigido) sono stati adottati nell’uso quotidiano. Anche le scelte terminologiche attuate durante la localizzazione di software si sono dimostrate decisive nella costituzione dei gerghi informatici. Un esempio concreto proviene da Bookmark, termine presente nell’interfaccia dei principali programmi di navigazione nel quadriennio 1996-2000 e che ora tende a scomparire a seguito dell’inserimento del vocabolo Preferiti da parte di Microsoft® nelle interfacce della versione italiana di Internet Explorer®. Nella terza area troviamo il bacino grafico e linguistico di Internet, spazio di comunicazione e socializzazione in grado di stimolare la fertilità linguistica anche al di fuori del settore strettamente informatico. In tale serbatoio vi sono espressioni ed abbreviazioni legate alla scrittura veloce in ambiente digitale (email e sms) come gli emoticons (le faccine :-) ;-) per esprime approvazione, intesa, ecc). Le più comuni abbreviazioni (risp per risposta). Analizziamo ora le ragioni per cui, rispetto ad altre lingue (ad esempio il francese) la nostra lingua sembri stentare a adeguarsi e proporre dei vocaboli originali nel settore informatico. Sussiste, infatti, una relazione particolarmente critica tra la terminologia ufficiale, presente in dizionari, e manuali, ed il linguaggio utilizzato nelle software-house e centri d’elaborazione dati. Tali difficoltà si esplicitano attraverso un’evidente auto-censura dei parlanti italiani e sembra essere la causa dell’apparente sterilità della nostra lingua rispetto ad altre. Il lessico informatico in lingua italiana tende, infatti, a preferire il prestito più che la creazione di nuovi termini. Effettivamente l'inglese presenta alcune peculiarità che lo rendono più efficace rispetto all'italiano. Il suo assetto grammaticale consente una maggiore sintesi (la possibilità di creare delle locuzioni composte che evitano lunghe parafrasi). Ecco alcuni esempi: il termine usato per designare in inglese un virus informatico che si diffonde sulla rete è worm, ossia "verme". In francese il termine usato è invece ver (verme). In italiano si usa la parola inglese. Tra le due parole non vi è una disparità in termini di lunghezza, quindi il principio di economicità non vale, mentre vale il prestigio dell’inglese tra i parlanti la lingua italiana. Il prestito integrale può rischiare di produrre confusione o incomprensione. Un eloquente esempio è rappresentato dal termine hacker «pirata informatico» che ha dato luogo anche alla formazione di hackeraggio, «pirateria informatica». In altri casi si preferisce adottare l'equivalente letterale: window è reso con finestra, nonostante la presenza del sistema operativo Windows. L’assimilazione dei prestiti inglesi si ha con forme nuove come faxare (v.tr.), derivato di fax. L'italianizzazione dei prestiti si ottiene attraverso la suffissazione. Le forme più comuni sono costruite con i suffissi di uso più frequente nella lingua italiana: -are e -izzare per le forme verbali come; cliccare (premere un pulsante virtuale), digitalizzare (trasformare in formato elettronico), scannerizzare (scansionare). Infine, in questa Babele di impulsi e risultati c’è chi come il presidente dell’Accademia della Crusca, l'autorevole Francesco Sabatini, prova ad interpellare i cultori dell’esperanto che da anni cercano in vano di diffondere una lingua inventata. E in tal senso dichiara: "provateci seriamente con l'informatica, potrebbe avere un senso, altrimenti quella dell'esperanto rimarrà una chimera (un florilegio di articoli in esperanto)".

 

Elisabetta Bertinotti

 

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Ultimo aggiornamento ( Ven 06 Ottobre 2006 )
 
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