Sono passati 65 anni dalla liberazione di Auschwitz, il campo di sterminio divenuto il simbolo più infame del genocidio del popolo ebraico e delle altre minoranze. Ma l’Italia non può e non vuole dimenticare. Un dovere, una necessità, ma anche un’occasione per capire, per imparare, per fare in modo di non ripetere gli errori del passato. Così gli italiani descrivono il Giorno della Memoria, la ricorrenza, giunta quest’anno alla sua decima edizione, che, lo scorso 27 gennaio, ha commemorato le vittime della Shoah.
Nell’opinione pubblica aleggia la paura che il tempo possa far cadere nell’oblio uno degli orrori più grandi della storia dell’umanità. Per questo, per la maggioranza degli italiani, il Giorno della Memoria, è innanzitutto un dovere. Uno strumento indispensabile affinché nessuno, specie tra le nuove generazioni, possa dimenticare quanto è accaduto, possa cancellare le immagini di quello che alcune menti umane sono riuscite a progettare e realizzare.
Il ricordo del genocidio è, innanzitutto, un atto dovuto. A pensarla così, in base alla recente indagine realizzata dall’istituto SWG, sono quasi sei italiani su dieci (58%), mentre le quote di quanti considerano il Giorno della Memoria una ricorrenza necessaria e di profondo valore formativo si attestano rispettivamente al 46 e al 47%. L’idea che questa celebrazione sia doverosa non trova divergenze politiche: centrosinistra (62%) e centrodestra (61%) sono d’accordo. Tra quanti votano a centrosinistra, poi, è ben radicato anche il senso di necessità, che raggiunge il 60% delle citazioni contro il 43% del centro e il 35% del centrodestra. Sempre a centrosinistra, infine, si fa sentire di più l’idea che questa celebrazione possa assumere un valore formativo, possa insegnare, far comprendere la gravità di questo evento storico (55% contro il 43% del centrodestra e del centro).
Non dimenticare, dunque, è il primo motivo di “utilità” del Giorno della Memoria, sottolineato dal 44% degli italiani. Per il 27% dell’opinione pubblica, poi, si tratta di una giornata che aiuta a formare le coscienze, aspetto che coinvolge il 31% degli intervistati tra gli elettori di centro-sinistra. Il Giorno della Memoria, infine, è un fatto di “sensibilità”: mantiene viva, non solo la memoria storica, ma anche l’attenzione sulle varie forme di discriminazione a cui, ancora oggi, si assiste (24%). 

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